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Il crack Rizzoli nelle cronache e nei commenti del Corriere della Sera

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14 vennero rilevate dai fratelli Crespi e da Albertini, che si ritrovava ad avere ventidue carature più altre tre del fratello Alberto, mentre i Crespi ne avevano in totale trentacinque. Il potere di Albertini e il suo prestigio aumentarono moltissimo, tanto che i Crespi furono surclassati, era Albertini che decideva come fare il giornale 8 . L’arco di tempo che va dal 1914 al 1923 è dominato dallo scontro fra l’Ilva e l’Ansaldo per il controllo della stampa quotidiana. I due colossi stavano acquisendo la proprietà di molti quotidiani per difendere i loro interessi politici ed economici. In particolare, l’Ansaldo deteneva il controllo di testate come il Messaggero, il Secolo e il Tempo, mentre l’Ilva controllava per lo più giornali locali con l’eccezione della Nazione, del Telegrafo e del Mattino. Il blocco più forte era, ovviamente, quello dell’Ansaldo, che deteneva i quotidiani a maggior diffusione. Gli unici due quotidiani italiani che all’epoca facevano eccezione, per certi versi, erano la Stampa e il Corriere. Nella loro proprietà si trovavano sì industriali, ma essi non usavano il giornale per fini politici. Infatti, al Corriere troviamo la famiglia Crespi, industriali cotonieri, e alla Stampa entravano in gioco gli Agnelli che nel 1920 controllavano un terzo del pacchetto azionario del giornale 9 . 8 Licata Glauco, Storia del Corriere della sera, cit, p. 91, 96-97, 104-105. 9 Cfr. Castonovo Valerio, La stampa italiana dall’unità al fascismo, La Terza, Roma-Bari, 1984.

Anteprima della Tesi di Fabio Barraco

Anteprima della tesi: Il crack Rizzoli nelle cronache e nei commenti del Corriere della Sera, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Fabio Barraco Contatta »

Composta da 170 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.