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Arte concettuale 1966-1975. Aspetti neurofisiologici e logici

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5 Introduzione Questo lavoro nasce dall’esigenza di chiarire e analizzare gli elementi razionali presenti nelle opere e negli scritti dei maggiori concettualisti. Com’è noto, il movimento dell’Arte Concettuale si forma tra il 1966 e il 1969 a partire da alcune opere e scritti saggistici di artisti e di critici americani (perlopiù newyorkesi: Sol LeWitt, Joseph Kosuth) e inglesi (il fulcro è la città di Coventry: gruppo Art & Language) pubblicati quasi sempre sulla stampa specializzata internazionale (principalmente il periodico newyorkese Artforum e l’inglese Studio International). Si tratta di aggregazioni spontanee che non hanno mai dato vita a manifesti pubblici in grande stile (come quello del Futurismo che Filippo Tommaso Marinetti pubblicò su Le Figaro del 20 febbraio 1909), a pubblicazioni completamente omologhe o a compatti fronti critici comuni. Il movimento è stato da subito pluralista e avvertito dai suoi stessi protagonisti anche come strumento critico e operativo atto a risolvere le molte controversie contemporanee sulla natura e sulla funzione dell’arte. L’Arte Concettuale si pone da subito come baluardo critico, consapevole dell’inadeguatezza delle vecchie categorie della teoria dell’arte a spiegare la complessità contemporanea. Così si genera l’arte concettuale. Dati questi natali, si capisce bene come sua caratteristica prima sia la considerazione dei fatti e degli accadimenti artistici come eventi comunicativi prima che estetici. Infatti, alla classica domanda se questo tipo di arte sia più volta al figurativo ovvero maggiormente attestata su posizioni astrattiste, di primo acchito è difficile rispondere. Tuttti i più importanti artisti concettuali ritengono che non sia indispensabile produrre quadri, sculture e architetture per potersi dire artisti. Nondimeno, però, gli stessi non rinunciano a porsi in relazione alle forme artistiche tradizionali, magari per criticarle. È il caso, ad esempio, dei Wall Drawings di LeWitt e delle prime opere concettuali di Kosuth (serie One and Three). L’intento comune, in molti casi sorprendentemente raggiunto in maniera autonoma dai vari artisti, è sondare la tenuta delle categorie estetiche tradizionali attraverso situazioni creative ed espositive in cui quelle siano poste esplicitamente in crisi per mezzo dei più diversi artifici. La matrice di ogni investigazione in questa direzione è nell’opera di Marcel Duchamp. L’artista francese utiizzò la sua arte per porre degli interrogativi piuttosto che per presentare situazioni illusive. L’arte, insomma, diventa concettuale allorquando assume un ruolo simile a quello che normalmente si attribuisce al pensiero teorico, alla speculazione. Allora non ha più senso distinguere tra i vari tipi di arte, i generi, gli stili: si vuole rintracciare la condizione di possibilità di ogni arte. Qualità queste, che sono presenti e contraddistinguono anche l’opera di Yves Klein e di Piero Manzoni, così come di molti altri grandi artisti del XX° secolo, i
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Arte concettuale 1966-1975. Aspetti neurofisiologici e logici

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Bianchi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia dell'Arte Contemporanea
  Relatore: Antonella Sbrilli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

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Parole chiave

arte
arte contemporanea
neurofisiologia
piero manzoni
wall drawings
yves klein
storia dell'arte contemporanea
arte concettuale
joseph kosuth
marcel duchamp
réne magritte
douglas huebler
sol lewitt

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