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Arte concettuale 1966-1975. Aspetti neurofisiologici e logici

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11 di natura psicofisiologica e universale, e dall’altro (con studiosi che sostengono la tesi del convenzionalismo come, ad esempio, Nelson Goodman) che la prospettiva presupponga un reticolo molto fitto di abitudini culturali, perduto il quale, si perderebbe anche la possibilità di accedere pienamente al significato di quella maniera rappresentativa. È certo anche in questo senso che va guardata l’invenzione di un modo di rappresentazione: si statuisce che determinati rapporti proporzionali siano i più adatti per una rappresentazione realistica e si mettono in atto tutte quelle soluzioni grafiche e compositive utili allo scopo. Tuttavia perduto il senso di quell’operazione, di quella (solo in parte) arbitraria attribuzione di valore assoluto di verità a un metodo rappresentativo, non si può più provare la stessa emozione avendone innanzi un campione; bisognerà anzi, attraverso lo studio storico e filologico recuperare tutte le informazioni utili a riconquistare l’apparato interpretativo necessario. Certo la posizione di Kemp ha il pregio di salvaguardare la complessità dei fatti reali, poiché se è vero che ogni rappresentazione deve astrarre solo alcuni elementi significativi dall’eterogeneità della vita fenomenica (risultando così costitutivamente parziale), comunque sarà tanto migliore quella rappresentazione costituita con i mezzi rappresentativi e gli elementi significativi più efficaci, cioè quelli che più facilmente sono afferrabili dalla percezione umana. I.1.2.-Alternanze stilistiche nella storia dell’arte Lo sviluppo storico delle arti figurative nel XX° sec., ha posto in evidenza che nessuna convenzione rappresentativa è senza fine. Già dal raziocinio che tutto ingloba in sé del periodo rinascimentale, si passò (mediante un periodo di maniera) all’arte barocca, che rappresentò l’altro polo possibile del discorso sulle arti (Wölfflin, 1953): nel XVI° sec., quindi, si individuò la possibilità di espandere, correggere, migliorare, o distruggere il modello. D’altronde, non è il Medioevo l’immagine simbolo della perdita dei precetti degli antichi maestri? Quando Filippo Brunelleschi si accinse a costruire la cupola di Santa Maria del Fiore in Firenze (1420-1438), non riuscì a trovare maestranze capaci di lavorare con la tecnica classica dell’elevazione a centine, e dové pertanto inventare un nuovo modo autoportante di strutturazione della muratura, cosiddetto a spina di pesce. In effetti la cupola fu la risultanza di forze ideative e realizzative immense e non può non impressionare il visitatore per la sua maestà. Ma si è visto come nessun modello possa essere eterno: attraverso diverse vicissitudini, riesumazioni, riprese più o meno consapevoli, la storia dell’arte è giunta oggi fino a noi in tutta la sua complessità.
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Arte concettuale 1966-1975. Aspetti neurofisiologici e logici

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Bianchi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia dell'Arte Contemporanea
  Relatore: Antonella Sbrilli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

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arte contemporanea
neurofisiologia
piero manzoni
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yves klein
storia dell'arte contemporanea
arte concettuale
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