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Il concetto di possibile in Leibniz

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11 Il giudizio è ritenuto necessario o possibile dal soggetto che lo pensa, a seconda dello spazio che concede alla pensabilità nel tempo di soluzioni alternative per quanto lo concerne. Alla certezza del necessario, ritenuto indubitabilmente estensibile oltre l’atto che lo pone, corrisponde la sicurezza dell’esclusione: nella necessità è implicita l’impossibilità dell’opposto. Così l’impossibile è sempre falso, mentre il falso non è sempre impossibile poiché il suo opposto, ritenuto vero in un certo momento, non è in grado di imporre nel tempo la propria verità, ossia non è necessario ma soltanto possibile 12 . La necessità non va dunque intesa come stato delle cose espresso da un giudizio, ma come estensione del contenuto del giudizio oltre la propria attualità, e dunque si riduce fondamentalmente a quest’ultima. La necessità attribuita al giudizio non si impone di per sé come la necessità immediata dei supremi principi logici, ma viene inderogabilmente imposta. Lo stesso Aristotele distingue la necessità immediata di quei principi, insiti nella realtà attuale del dato di fatto, dalla necessità pensata nel tempo: E’ necessario dunque che ciò che è sia quando è, e che ciò che non è non sia quando non è; ma invece non è necessario che tutto ciò che è sia, e che tutto ciò che non è non sia. Infatti non è la stessa cosa che tutto ciò che è sia di necessità quando è, e che sia assolutamente di necessità. Lo stesso si può dire anche per ciò che non è 13 . Se il necessario è ritenuto estensibile per sempre oltre l’atto che lo pone, il possibile non viene invece proiettato con altrettanta sicurezza, cosicché esso lascia spazio anche al suo opposto ugualmente pensabile. Per Aristotele, però, fondamentalmente il possibile non è esito di una mera incertezza conoscitiva, ma oggettivamente esso corrisponde all’indeterminatezza delle cose: è uno stato ben preciso della realtà a cui il giudizio deve adeguarsi rispecchiandone la contingenza, anche in deroga alle proprie regole. Infatti, affinché la verità del giudizio singolare non vincoli a sé la realtà futura, questo tipo di enunciazione non rispetta il principio del terzo escluso che imporrebbe di elidere uno degli opposti predicabili non appena si esprime l’altro. Aristotele aggiunge che non si può neppure dire, per aggirare l’ostacolo, che nessuno dei due opposti sia vero, perché ciò comporterebbe sul piano logico il caso assurdo di un’affermazione falsa la cui negazione non sia vera, o di una negazione falsa la cui affermazione non sia vera. Sul piano reale, inoltre, se una cosa non sarà né vera né falsa, neppure esisterà effettivamente 14 . 12 Si veda Metaph. V 12, 1019b 23-33. 13 De Interpr. 9, 19a 23-27 (tr.cit., p.40). 14 Si veda De Interpr. 9, 18b 17-25.

Anteprima della Tesi di Monica Di Giacinto

Anteprima della tesi: Il concetto di possibile in Leibniz, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Monica Di Giacinto Contatta »

Composta da 157 pagine.

 

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