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Il linguaggio teatrale di Massimo Troisi

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11 (a cui spesso, tra l’altro sono stati paragonati 18 ), essi hanno avuto modo di lavorare assieme praticamente ogni giorno, condividendo non solo il comune interesse artistico, ma anche le normali circostanze quotidiane, da cui spesso, poi, traevano spunto per le improvvisazioni e per le trame delle farse. La «lotta a chi inventava l’ultima battuta» è una lotta, appunto, un gioco, un contrasto scherzoso che con gli anni si affina sempre più, fino a creare dei meccanismi interni alla coppia, o alla compagnia, che rendono agli occhi del pubblico ‘spontaneo’ quello che spontaneo lo è diventato a forza di studio, sperimentazione, impegno, errori. Un famoso aneddoto ci narra di una facoltosa signora spagnola che si presentò un giorno da Picasso chiedendogli un ritratto. Picasso prese la tela e in cinque minuti il ritratto era terminato. Picasso allora pretese il pagamento immediato del quadro, chiedendo una cifra molto alta. La signora gli fece notare che ci aveva impiegato solo cinque minuti. Allora Picasso, con calma, la fissò negli occhi con paterna dolcezza e le disse: «No, signora. Ci ho impiegato trent’anni». Lo stesso discorso, nel nostro caso, si può fare per Troisi. 18 Non a caso, la prefazione al libro Totò, Peppino, fratelli d’Italia, è stata affidata a Lello Arena, che ad un certo punto commenta:«[parlando direttamente a Totò e Peppino, n.d.r.] Consapevoli l’uno delle capacità dell’altro, rispettosi l’uno della creatività dell’altro, per niente disposti a cedervi la scena, reagite ad ogni cambiamento con una velocità che è una sfida costante, quasi una provocazione al talento dell’altro, un tentativo di metterlo alle strette, con le spalle al muro, e in questa lotta generosa e senza quartiere quello che ci ha sempre guadagnato è stato il pubblico.[…] Non succede sempre e dipende dalla grandezza degli attori. D’altra parte lo sa bene zio Totò, che pure ha lavorato con artisti di qualità sopraffina come Nino Taranto e Aldo Fabrizi ma con i quali non si stabiliva quella particolare condizione che con zio Peppino invece sembrava così naturale, semplice, quasi scontata. Ne so qualcosa anch’io. E qui vi chiedo scusa se mi permetto di aprire una parente. Concedetemi di nascondere, qui tra le righe, una dedica al mio amico di sempre e superbo attore Massimo Troisi che, fra le tante cose belle che mi ha regalato nella vita e sulla scena, ci ha messo anche quella di darmi la gioia di formare con lui una coppia comica che, non so come e non so quando, spero si possa prima o poi ricomporre.», vedi Totò e Peppino, fratelli d’Italia, Torino Einaudi, 2001, p. VI-VII.

Anteprima della Tesi di Davide Iervolino

Anteprima della tesi: Il linguaggio teatrale di Massimo Troisi, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Davide Iervolino Contatta »

Composta da 249 pagine.

 

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