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La Realtà Virtuale come nuova metodologia dei dati storico-archeologici. Il caso-studio del Foro romano

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9 Come si può notare dalla pianta proposta (FIG. 1) , la zona dove fu impostato il Foro era una vallata che divideva i colli Capitolinus e Palatium, la quale era percorsa da un fiume, il Velabrum, le cui acque terminavano in una palude che ricopriva la metà meridionale dell’area e raggiungeva il Tiber. Qui, nella fase protostorica della città (X-IX secolo a.C., fase Laziale IIa), le gentes latine avevano deciso di stabilire la propria necropoli o sepolcreto, tuttora visibile dopo gli scavi di Boni 5 (1902-1905) nell’area compresa tra la Regia e il tempio di Antonino e Faustina, presso la Via Sacra. A partire dalla fine del IX secolo a.C. (fase Laziale IIb) il sepolcreto arcaico fu gradualmente abbandonato e fu impostata una nuova necropoli presso il colle Esquilino; nella valle si stabilì allora una comunità proto-urbana, sulla cui origine ancora oggi gli archeologi e gli storici dibattono 6 . Qualsiasi tesi si adotti resta il fatto che, in poco meno di due secoli, si formò una comunità organizzata e governata da un re. Stando alla tradizione 7 , i primi lavori di bonifica dell’area furono intrapresi proprio da uno dei famosi sette re di Roma, Tarquinio Prisco, e si conclusero sotto il regno di Tarquinio il 5 Per questo personaggio, vedi § 1.2. 6 Ci sono infatti due diverse scuole di pensiero riguardo la nascita di Roma: 1. teoria sinecistica: propone la nascita del centro protourbano di Roma mediante sinecismo (dal greco συνοικισμóς), ossia attraverso l’unione dei villaggi di quei populi Albenses dispersi per il cosiddetto Septimontium, che non è da confondere con i famosi “sette colli di Roma” perché «…Septimontium nominatum ab tot montibus quos postea urbs muris comprehendit…» (VARRONE, De Lingua Latina, liber V, 41). 2. teoria della fondazione “romulea”: concilia la tradizione mitologica della fondazione della città da parte di Romolo con le scoperte archeologiche di Andrea Carandini avvenute sulle pendici settentrionali del Palatino nel 1988. Tale teoria propone la fondazione della città ex novo, secondo il rito etrusco, senza però mettere in discussione l’esistenza di un eventuale centro protourbano nato per aggregazione. A dimostrazione di ciò sarebbe il rinvenimento sul Palatino del sulcus primigenius, cioè il muro che proteggeva e definiva il pomerium, il confine sacro della futura città di Roma. Tale tesi prende anche il nome di teoria della Roma quadrata a causa della forma quadrangolare che presenta il mons Palatium e, di conseguenza, il sulcus primigenius. Una terza teoria (a mio parere la meno plausibile) e tanto cara agli storici e studiosi internazionali, propone invece la nascita di Roma a partire dal secondo quarto del VI secolo a.C. (575 a.C.) e il conseguente governo di Roma solamente da parte dei Tarquini. 7 TITO LIVIO, Ab Urbe Condita, liber I, par. 38,6: «…et infima urbis loca circa forum aliasque interiectas collibus conualles, quia ex planis locis haud facile euehebant aquas, cloacis fastigio in Tiberim ductis siccat…»
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Informazioni tesi

  Autore: Livia Romano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi della Tuscia
  Facoltà: Conservazione dei Beni Culturali
  Corso: Beni culturali
  Relatore: Manuela Viscontini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

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