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Violenza sportiva e diritto penale

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9 L’azione di Corradi si è mantenuta quindi sotto il livello di rischio consentito? Il problema principale per l’insorgere della responsabilità penale è appunto questo, verificare se l’azione lesiva si mantenga sotto quella soglia di pericolosità individuata dai concetti di rischio consentito e lealtà sportiva; l’analisi dell’elemento soggettivo (colpa e dolo nelle loro varie manifestazioni) arriva solo in un momento successivo. Naturalmente questo lavoro non vuole arrivare alla conclusione che ogni fatto dannoso debba essere sanzionato penalmente, e nel corso dell’analisi svolta si è cercato di spiegare come in realtà lo spazio per la punibilità è residuale, limitato a determinati comportamenti del tutto incompatibili con la pratica di un’attività sportiva, soprattutto in considerazione del forte ruolo sociale che lo sport svolge. Ma al tempo stesso vogliamo sottolineare che la pratica di un’attività sportiva non significa totale impunità, poter intervenire sull’avversario senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze, quasi che lo stadio o il palazzo dello sport fossero una zona franca nella quale il diritto penale perde validità. È palese che una tale conclusione contrasta in maniera radicale con l’articolo 3 della Costituzione, che sancisce l’inderogabile principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Il diritto penale viene definito come extrema ratio per far sì che un determinato comportamento non si verifichi; la responsabilità penale entra in campo nel momento in cui gli altri mezzi fissati dall’ordinamento si rivelano inefficaci 32 . Negli ultimi anni è stato sempre più forte il grido d’allarme di giocatori e tecnici del calcio per il gioco duro che ormai caratterizza moltissime partite: si mette a repentaglio l’incolumità dei giocatori, soprattutto di quelli tecnicamente più dotati. Ricorrere alle “cattive maniere” per fermare chi è più forte, oltre che essere scorretto, non rappresenta certo un esempio valido per chi si avvicina allo sport; dal momento che le sanzioni disciplinari si rivelano spesso inadeguate 33 non si vede perché il diritto penale non possa riprendersi quello spazio che gli è stato lentamente levato. Sia chiaro, non stiamo sostenendo che ogni intervento lesivo va sanzionato: oltre al concetto di rischio consentito e di lealtà sportiva, a cui va legata l’analisi del comportamento, esiste un altro istituto che contribuisce a limitare l’ambito di applicazione delle norme penali, la querela 34 . Il soggetto leso potrebbe benissimo sentire 32 Come esempio, sempre in ambito sportivo, si può citare la L. 376/2000, che ha dichiarato reato l’auto-doping: il legislatore ordinario è arrivato all’emanazione di tale norma anche in considerazione del fallimento delle normali sanzioni sportive nel limitare tale fenomeno. 33 Per uno dei falli peggiori, il tackle scivolato da dietro, è prevista l’espulsione diretta, ma raramente i direttori di gara applicano alla lettera tale norma; anzi spesso accade che, nel momento in cui invece lo fanno, giornalisti e opinionisti si scatenano in una richiesta di maggior elasticità, perché il fallo poi non era così cattivo, o perché mancava ancora parecchio tempo alla fine, e così via. 34 Con i limiti che si sono visti in termini di durata della malattia.
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Violenza sportiva e diritto penale

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Informazioni tesi

  Autore: Gianluca Pinamonti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Gabriele Fornasari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

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