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Congruenza tra soglia lattica e soglia ventilatoria nel test da sforzo cardiopolmonare

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l'allenamento intervallato ad alta intensità (HIIT) (A. P. Bacon et al 2013).  
La soglia del lattato e quella ventilatoria sono state pertanto a lungo investigate perché sembrerebbero rilevanti in quanto 
“più allenabili” rispetto al massimo consumo di ossigeno nella prescrizione dell’allenamento di endurance, oltre che nella 
valutazione funzionale e della variazione dello stato di forma, ma il loro fondamento scientifico, le modalità di 
individuazione, e dunque la validità e predittività in ambito sportivo e clinico sono ancora oggetto di dibattito (J. G. Hopker 
et al 2011).  
Come per VO2max, le soglie vengono valutate con protocolli di lavoro a carico incrementale mediante CPET 
(“cardiopulmonary exercise testing”) della durata di 10-12 minuti con graduali incrementi di carico, in genere ogni 2-3 
minuti, con misura continua dei gas espirati e con prelievi e dosaggio del lattato ad intervalli prestabiliti, ogni 2-5 minuti. 
La prima soglia del lattato (LT1), o “soglia aerobica” del lattato, è il punto dell’esercizio oltre il quale il lattato inizia ad 
aumentare rispetto al valore basale di inizio esercizio, mantenendosi comunque in equilibrio grazie alle capacità di 
rimozione locale e sistemica. 
La seconda soglia del lattato (LT2) o “soglia anaerobica” del lattato, è il punto dell’ esercizio oltre il quale il lattato non è 
più mantenuto in uno stato di equilibrio ed inizia ad accumularsi con un maggior tasso di crescita, superando le massima 
capacità di rimozione locale e sistemica, fino a un punto teoricamente incompatibile con la prosecuzione dell’esercizio. 
Il punto dell’esercizio preso in considerazione, ovvero la variabile indipendente, può essere rappresentato da una o più 
delle seguenti diverse grandezze in base al tipo di test effettuato: potenza erogata (Watt), velocità di percorrenza (m/s, 
km/h), consumo di ossigeno (VO2). 
MLSS (“maximal lactate steady state”- “massimo stato stazionario del lattato”) è invece definito come il più alto livello di 
carico o di velocità che può essere mantenuto senza progressivo accumulo di lattato, ed è attualmente considerato il 
“gold standard” per la individuazione più precisa della soglia anaerobica. 
VO2max (“massimo consumo di ossigeno”) è il principale indicatore della complessiva capacità funzionale del soggetto 
(come si ricava dalla nota formula di Fick VO2=GCXGSX(Ca-Cv)O2 che riassume i fattori limitanti cardiaci, respiratori, 
circolatori e metabolici e viene identificato con il valore più alto di consumo di ossigeno raggiunto dal soggetto nel test 
cardiopolmonare incrementale, identificabile con la fine dell'incremento lineare di VO2 e con una fase di relativa 
stabilizzazione (“plateau”) nonostante l'aumento ulteriore del carico. 
La potenza aerobica massima (MAP o “maximum aerobic power”) e la velocità aerobica massima (MAS o “maximum 
aerobic speed”) sono definite rispettivamente come la minima potenza meccanica (watt) e la minima velocità (m/s, km/h) 
in cui il soggetto raggiunge VO2max: infatti gli ulteriori incrementi di potenza o di velocità durante il test deriverebbero 
totalmente dal meccanismo anaerobico. 
Non sempre il soggetto riesce a raggiungere il suo massimo consumo di ossigeno durante il test. 
Se l’esercizio termina prima, il valore di consumo di ossigeno raggiunto si definisce VO2 picco, da cui è possibile 
estrapolare con discreta attendibilità il VO2max in base alla frequenza cardiaca massima teorica (HRmax). 
La soglia aerobica ventilatoria (VT1) è il punto dell’esercizio in cui avviene un primo aumento di pendenza (“breakpoint”), 
della ventilazione superiore a quello della produzione di anidride carbonica, che sarebbe adeguato a sostenere la 
richiesta energetica con il metabolismo aerobico, impedendo l’insorgere di acidosi lattica. 
La soglia anaerobica ventilatoria (VT2) è il punto dell’esercizio in cui avviene un secondo aumento di pendenza della 
ventilazione, ancora una volta superiore a quello della produzione di anidride carbonica, che rappresenterebbe il maggior 
contributo del metabolismo anaerobico alla produzione di energia metabolica e la conseguente incapacità del 
metabolismo aerobico nel prevenire l'acidosi lattica se l'esercizio si protrae per lungo tempo.

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Congruenza tra soglia lattica e soglia ventilatoria nel test da sforzo cardiopolmonare

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Gaffuri
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Motorie
  Corso: Scienze delle attività motorie e sportive
  Relatore: Giampiero  Merati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 25

FAQ

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Parole chiave

soglia anaerobica
soglia ventilatoria
soglia del lattato

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