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I bambini bilingui con disturbi del linguaggio. Una literature review delle principali strategie didattiche ed educative​

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con l’uso di parole che portano informazioni aggiuntive (es. aggettivi). Verso la fine del terzo 
anno il bambino è capace di formulare frasi complesse o due frasi unite da un rapporto di 
coordinazione o subordinazione (Caselli, Maragna e Volterra, 2007). 
 
1.2. Le basi neurobiologiche dello sviluppo del linguaggio 
Le prime ricerche sulle aree cerebrali adibite al controllo del linguaggio hanno avuto inizio con 
lo studio di pazienti con lesioni cerebrali in aree coinvolte appunto nella funzione linguistica. 
Nel 1861 il giovane chirurgo Paul Pierre Broca presentò alla Società di Antropologia di Parigi il 
caso di un paziente di 51 anni che era in grado di pronunciare solo qualche monosillabo, pur 
comprendendo bene tutte le istruzioni verbali. L’uomo sin da giovane soffriva di crisi epilettiche 
e all’età di 30 anni aveva perso la capacità di parlare. Durante la visita chirurgica Broca notò che 
braccio e gamba dello stesso emilato destro erano completamente paralizzati, la motilità 
volontaria dei muscoli della faccia e della lingua era conservata, e l’udito e la capacità di calcolo 
erano intatte. Alla morte dell’uomo, Broca eseguì un’autopsia, durante la quale scoprì che il 
cervello presentava una lesione al lobo frontale sinistro, e in particolare la struttura 
maggiormente colpita era la terza circonvoluzione frontale dell’emisfero cerebrale di sinistra 
(quella che verrà poi denominata Area di Broca). Dopo questo primo caso, Broca continuò a 
studiare altri casi di perdita di linguaggio dovuta a lesioni cerebrali, e verificò che tutti i pazienti 
con disturbi del linguaggio analoghi a quello indicato sopra presentavano una lesione 
lateralizzata all’emisfero sinistro, giungendo così alla conclusione che gli esseri umani «parlano 
per mezzo dell’emisfero sinistro» (cit. in Fabbro e Cargnelutti, 2018:34). 
Anni dopo, nel 1874, il neurologo tedesco Carl Wernicke descrisse i casi di due pazienti che 
erano in grado di parlare in maniera fluente (sebbene con numerosi errori fonologici, lessicali e 
sintattici), ma non erano in grado né di comprendere né di ripetere informazioni verbali. 
Wernicke individuò così anche la presenza di un’area cerebrale deputata alla comprensione del 
linguaggio (la futura Area di Wernicke). Questa zona, adiacente alla corteccia uditiva 
dell’emisfero sinistro, si rivelava compromessa in quei pazienti che non riuscivano a capire la 
lingua parlata o scritta e che tuttavia riuscivano apparentemente a fare discorsi fonologicamente 
e prosodicamente scorrevoli, anche se privi di senso logico. 
Rispetto a questi studi, le informazioni a disposizione oggi sono molto più precise e dettagliate 
(Fabbro e Cargnelutti, 2018). 
Gli studi di neurolinguistica sperimentale hanno evidenziato che l’elaborazione linguistica in una 
persona adulta avviene prevalentemente nell’emisfero sinistro attraverso una rete neurale 
cortico-sottocorticale che include aree temporali, frontali e parietali (D’Amico e Devescovi,

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Urciuoli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Pedagogia
  Corso: Scienze pedagogiche (LM-85)
  Relatore: Serenella Besio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

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Parole chiave

linguaggio
bilinguismo
strategie
disturbi del linguaggio
pratiche educative
educazione bilingue

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