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L'inconscio ottico in Walter Benjamin e Rosalind Krauss

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4 macchina fotografica di imprimere sull'emulsione fotosensibile una porzione di mondo ha portato a una trasformazione del sensorio umano e delle nostre capacità cognitive. Fissando una sezione di spazio in un istante di tempo, abbiamo un'inedita percezione dei fenomeni e delle loro relazioni spazio- temporali. L'immagine fotografica va quindi pensata come un'espansione protesica della nostra conoscenza percettiva, rivelatrice di microstrutture del reale sconosciute ad uno sguardo immediato, ovverosia senza la mediazione dell'obiettivo. Nel suo lavoro ben più famoso, L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, Benjamin riprende alcune delle riflessioni sulla fotografia, ma se ne serve soprattutto in riferimento al cinema, strumento privilegiato per sperimentare l'inconscio ottico. In questo scritto l'esperienza dell'inconscio ottico non ha solo un valore conoscitivo ma sembra possedere, soprattutto nella prima versione del 1936, anche un potenziale politico: quello di mobilitare le masse di lavoratori. L'intuizione di Benjamin, che è anche un auspicio, presuppone a sua volta l'assunto psicologico per cui la visione di se stessi in foto o al cinema, nei videogiornali o nei giornali illustrati offrirebbe ai lavoratori la possibilità di una presa di coscienza della propria classe sociale, primo passo verso una lotta operaia. Nel paragrafo 1.2. mi occuperò dell'evidente coloritura politica dello scritto e più indirettamente della valenza politica che acquista la nozione di inconscio ottico. Il paragrafo 1.3. sarà dedicato ad una disamina degli aspetti di carattere psicologico, di cui è intriso il ragionamento di Benjamin, che andavano a mio avviso esplicitati. In ogni modo, credo che il concetto di inconscio ottico, in generale, nella sua declinazione benjaminiana, ci fornisca innanzitutto spunti importanti nel dibattito sempre attuale sul rapporto tra l'arte e la conoscenza in senso lato, di noi stessi, degli altri, del mondo. Benjamin, in sostanza, ci dice che fotografia e cinema non dipingono un mondo già dato, ma rendono un
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L'inconscio ottico in Walter Benjamin e Rosalind Krauss

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Leonardi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Andrea Pinotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 61

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cinema
fotografia
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opera d'arte
incoscio ottico
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