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La condizione delle detenute madri nell'ordinamento giuridico italiano

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Anteprima della tesi: La condizione delle detenute madri nell'ordinamento giuridico italiano, Pagina 4
9 
 
«Spazi carenti, poca igiene e sovraffollamento sono problemi comuni per chi vive 
in carcere. Ma per le donne una vita dietro le sbarre significa anche altro: ginecologi 
o pediatri spesso irreperibili, difficoltà a procurarsi assorbenti e saponi per l’igiene 
intima, senza contare poi il problema dei bambini detenuti»
6
. 
Le istituzioni hanno tradizionalmente mostrato scarsa attenzione alle donne in 
ambienti penitenziari poiché oltre a rappresentare una minoranza, la detenzione 
femminile racchiude nel suo sistema grandi bisogni e problematiche, fondi esigui per 
sostenere le spese di gestione ed attuare i programmi ed i trattamenti idonei a 
garantire i diritti inviolabili sanciti dalla nostra Costituzione
7
.  
In più occasioni l’Italia è stata richiamata
8
 dalla Corte europea dei diritti 
dell’uomo per la mancata tutela dei diritti fondamentali, in particolare di chi è più 
vulnerabile auspicando a soluzioni legislative adatte a sviluppare delle regole minime 
di detenzione, con standard uniformi.  
Si chiedeva allo Stato italiano l’adozione urgente di misure che riparassero alla 
violazione dell’art.3 C.e.d.u. con l’adozione di provvedimenti atti a fronteggiare il 
sovraffollamento carcerario ed il relativo ristoro alle vittime. 
Non bisogna dimenticare che, secondo quanto previsto dall’art. 27 Cost., «Le 
pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono 
tendere alla rieducazione del condannato» e sicuramente, considerando la 
percentuale di detenuti che torna a delinquere, circa il 70%, è chiaro che il sistema 
abbia fallito in qualcosa.  
                                                        
6
 Dichiarazioni di Francesco Campanella in un’interrogazione parlamentare. Al riguardo si veda il sito 
internet www.27esimaora.corriere.it. 
7
 F. PETRANGELI, Tutela delle relazioni familiari, op. cit., p. 5 ss. L’autore conclude con una critica al 
sistema e ai fondi esigui per sostenere le spese di gestione delle strutture penitenziarie, questo 
rappresenta un problema concreto che si riverbera sulla vita dei detenuti. Gli oneri economici 
dell’Amministrazione penitenziaria richiede finanziamenti creati appositamente per sostenere questi 
luoghi di detenzione. 
8
La decisione della Corte EDU dell'8 gennaio 2013 - Torreggiani e altri c. Italia, poi definita “sentenza 
pilota” per la sua portata generale, riguarda sette detenuti per molti mesi nelle carceri di Busto Arsizio 
e di Piacenza, in celle triple e con meno di quattro metri quadrati a testa a disposizione e rappresenta 
la risposta dell’Europa a centinaia di detenuti che lamentavano la violazione del proprio diritto a non 
subire pene inumane e degradanti, in linea con l’art. 3 C.e.d.u.  
«I quattro ricorrenti affermano di aver occupato celle di 9 metri quadrati con altri due detenuti. 
Denunciano anche che nell’istituto penitenziario mancava l’acqua calda, il che per svariati mesi 
avrebbe impedito loro di fare regolarmente uso della doccia, e che nelle celle non vi era luce 
sufficiente a causa delle sbarre metalliche apposte alle finestre» «ciascuno di loro occupava una cella 
di 9 metri quadrati con altre due persone e disponeva quindi di uno spazio personale di 3 metri 
quadrati. Nei loro ricorsi i ricorrenti sostenevano inoltre che l’accesso alla doccia […] era limitato a 
causa della penuria di acqua calda nell’istituto penitenziario».

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Informazioni tesi

  Autore: Adriana Caforio
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Antonella Massaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

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