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La costruzione e la decostruzione del genere: alcune riletture freudiane in chiave femminista e queer

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Anteprima della tesi: La costruzione e la decostruzione del genere: alcune riletture freudiane in chiave femminista e queer, Pagina 4
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non diventerebbe una vera e propria donna ma provando ancora invidia per il pene e nutrendo 
sentimenti di ostilità nei confronti del padre, si identificherebbe in lui diventando di fatto una 
donna omosessuale e quindi per Freud una donna non autentica. Questa riflessione freudiana, 
però, rimane per alcune correnti del femminismo lesbico un pensiero maschilista e obsoleto che 
pretende di dimostrare, a partire dagli organi sessuali maschili e femminili, che esiste una 
gerarchia e che la donna per essere considerata tale deve abbandonare il piacere clitorideo e 
lasciarsi andare all’orgasmo vaginale: solo così essa potrà diventare una vera donna. È chiaro 
che la riflessione freudiana non ha termine qui poiché si spinge, come già accennato 
precedentemente, ad affermare l’esistenza di un orgasmo vaginale privo di basi scientifiche e 
finalizzato semplicemente alla perpetuazione di una parentela eterosessuale. Quest’opinione è, 
però, stata confutata da filosofe del femminismo lesbico come Anne Koedt che afferma che 
l’orgasmo clitorideo è stato nascosto e occultato poiché l’esistenza unica di un piacere clitorideo 
minaccerebbe l’istituzione eterosessuale e tutti gli schemi già definiti e volti alla procreazione. 
L’orgasmo vaginale sarebbe, dunque, soltanto un mito maschilista inventato nel 1905 da Freud 
e sostenuto in parte da coloro che temono che gli uomini possano diventare o sentirsi inutili al 
raggiungimento dell’orgasmo femminile. Avendo chiarito questi punti del pensiero freudiano e 
volendo ritornare alla riflessione su Simone de Beauvoir, è comunque senza dubbio vero che 
ella è stata in grado di superare lo stereotipo della donna come “femmina” e come “ovaia” 
poiché aveva confutato il pregiudizio culturale retrogrado e maschilista, fornito da Aristotele e 
da Hegel ma soprattutto da Freud, che vedeva la donna nella sua funzione passiva e l’uomo 
invece in quella attiva. Ella, infatti, aveva affermato che donne non si nasce ma lo si diventa ed 
è proprio in questa celebre e famosa frase che è racchiuso il suo pensiero che libera le donne 
dal cosiddetto “secondo” sesso e dalla sottospecie destinata alla mera riproduzione sessuale. In 
questa celebre frase si potrebbe notare anche un grande parallelismo con Butler nel momento 
in cui entrambe concordano con l’opinione che la condizione passiva della donna è stata 
imposta dalla società e dalla cultura del pensiero dominante. Dopo aver trattato del ruolo della 
donna in generale, anche Simone de Beauvoir, come Freud e Judith Butler, dedica alla figura 
della lesbica un capitolo all’interno della sua opera principale. È chiaro che è semplice notare 
un contrasto tra la concezione di donna omosessuale che descrive Simone de Beauvoir e 
l’opinione che ha Judith Butler quando, descrivendo la figura della lesbica, supera lo stereotipo 
della lesbica mascolina o della lesbica femminile. È limitante e anche riduttivo pensare che in 
una coppia costituita da due donne siano proprio le donne stesse a tentare di riprodurre una 
coppia bisessuata in cui viene a crearsi una commedia sociale dove una interpreta l’uomo e 
l’altra fa la donna. Sicuramente per Butler, in certi aspetti, il pensiero di Simone de Beauvoir
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Informazioni tesi

  Autore: Enrica Valenza
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e beni culturali
  Corso: Scienze filosofiche
  Relatore: Manlio Iofrida
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 125

FAQ

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Parole chiave

donna
femminismo
queer
sesso/genere
butler
beauvoir

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