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La disciplina delle intercettazioni tra tutela della riservatezza ed esigenze investigative

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Anteprima della tesi: La disciplina delle intercettazioni tra tutela della riservatezza ed esigenze investigative, Pagina 3
liberamente disposte anche in ordine ai reati bagattellari. Un primo intervento legislativo ha 
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iniziato a delimitare le ipotesi in cui fosse possibile disporre le intercettazioni ratione materiae . 
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Oggi, la disposizione dell’art. 266, co. 1 c.p.p., nel delimitare l’ambito dei procedimenti nel quale 
sono consentite le intercettazioni, segue sostanzialmente tre criteri. 
Alla lett. a) del 1º co. viene adottato il criterio quantitativo, per il quale è stabilito un limite alla 
pena edittale per l’uso delle captazioni. Nel caso considerato, possono compiersi intercettazioni per 
i procedimenti relativi a «delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della 
reclusione superiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell’articolo 4». 
Alla lett. b), invece, viene adottato un criterio ‘‘misto’’, quantitativo e qualitativo, per cui se ne 
ammette l’uso con riguardo ai «delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la 
pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell'articolo 4». 
Le altre lettere dello stesso comma fanno invece uso del criterio qualitativo, indicando le species 
di reati: delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope, delitti di contrabbando, reati di 
ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate, 
manipolazione del mercato, molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono. Un uso più 
attento di tale criterio si rinviene alle lett. f-bis), f-ter) e f-quater), le quali indicano direttamente gli 
articoli relativi ai procedimenti avviati. 
Il criterio quantitativo si presenta oggi inadeguato, in quanto non permette sempre la captazione 
circa reati collegati: si può intercettare nei casi di furto aggravato, mentre non è possibile per i reati 
di favoreggiamento personale o reale . Nel caso del criterio misto, legato ai reati contro la 
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pubblica amministrazione, è ancora più inadeguato in quanto non permetterebbe l’uso di tale 
strumento nelle fattispecie in cui risulterebbe utilissimo, come ad esempio la corruzione per un atto 
d’ufficio o l’istigazione alla corruzione. 
 Legge 8 aprile 1974, n. 98.
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 Precisamente, all’abrogato art. 226-bis c.p.p., derubricato ‘‘Facoltà relative alle comunicazioni o conversazioni’’, si 
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faceva riferimento a: «1) delitti non colposi puniti con pena superiore, nel massimo, a cinque anni di reclusione; 2) reati 
concernenti gli stupefacenti; 3) reati concernenti le armi e le sostanze esplosive; 4) reati di contrabbando; 5) reati di 
ingiurie, minacce, molestia e disturbo alla persona col mezzo del telefono».
 Così anche L. FILIPPI, L’intercettazione di comunicazioni, op. cit., pag. 80.
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Informazioni tesi

  Autore: Pietro de Gaetano
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università Telematica Pegaso
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alessia Aito
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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