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La disciplina delle intercettazioni tra tutela della riservatezza ed esigenze investigative

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Anteprima della tesi: La disciplina delle intercettazioni tra tutela della riservatezza ed esigenze investigative, Pagina 6
quanto va eseguito in una prospettiva ex ante. Bisogna perciò far affidamento sul rilievo originale 
del fatto, a prescindere di come verrà poi qualificato nel prosieguo delle indagini. 
Due ulteriori presupposti vengono individuati all’art. 267 c.p.p.: i «gravi indizi di reato» e 
l’indispensabilità dell’intercettazione «ai fini della prosecuzione delle indagini». Dalla riforma 
avvenuta nel 1988 il testo richiede espressamente la sussistenza di entrambe le condizioni; ciò 
anche al fine di evitare le opposte considerazioni dottrinali pre riforma, per alcune delle quali, nel-
l’incertezza della formula della previgente disposizione , individuavano quale presupposto di 
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legittimità la sussistenza di uno solo dei predetti requisiti.  
Per quanto riguarda la gravità degli indizi di reato, si può affermare che sia esistente qualora ci 
siano elementi tali da far «ragionevolmente presumere la commissione del reato», anche qualora 
non si abbia contezza dell’identità dell’autore . Viene in rilievo il riferimento all’art. 192, co. 2 
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c.p.p., dove in merito alla valutazione della prova è disposto che «l’esistenza di un fatto non può 
essere desunta da indizi a meno che questi siano gravi, precisi e concordanti ». Si distinguono due 
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considerazioni: se nel caso dell’art. 267 c.p.p. si parli delle sole prove indirette, e se per le 
intercettazioni siano necessarie, oltre ai gravi indizi, anche la loro precisione e la loro concordanza. 
In merito al primo profilo, si può benissimo propendere per entrambe le accezioni di prove; ciò che 
rileva è la sussistenza della probabilità dell’esistenza di un reato. 
 In merito al secondo profilo, si può osservare di quanto verrebbe ristretto l’ambito operativo 
dell’indagine se la precisione e la concordanza degli indizi fossero considerati requisiti anche 
dell’autorizzazione all’intercettazione. Non si può perciò sostenerne l’applicazione in questa 
materia innanzitutto per il dato letterale: l’art. 267 c.p.p. fa riferimento solo alla gravità e alla 
 Si fa riferimento all’art. 226-ter c.p.p., inserito dall’art. 5 l. 98/1974; stabiliva che atti captativi potessero essere 
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autorizzati se vi fossero «seri e concreti indizi di reato, da indicarsi specificamente nel decreto, oppure» se sussistesse 
un’«effettiva necessità nei confronti dell’indiziato di limitare la libertà delle comunicazioni ai fini dell’acquisizione di 
prove, non altrimenti conseguibili, per l’accertamento del fatto per cui si» procedeva.
 Così, L. FILIPPI, L’intercettazione di comunicazioni, op. cit., pag. 72.
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 Nell’indicare in cosa consistano i predetti requisiti, la Corte di Cassazione, in Cass. pen., Sez. I, 30 gennaio 1991, n. 
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3499, Bizzantino, ha osservato che: «gravi sono gli indizi consistenti, cioè resistenti alle obiezioni e, quindi, attendibili 
e convincenti; precisi sono quelli non generici e non suscettibili di diversa interpretazione altrettanto o più verosimile, 
perciò non equivoci; concordanti sono quelli che non contrastano tra loro e più ancora con altri dati o elementi certi».
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Informazioni tesi

  Autore: Pietro de Gaetano
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università Telematica Pegaso
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alessia Aito
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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