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La transizione dell'Unione Sovietica da economia socialista a economia di mercato

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natura sulle imprese agricole, mentre gli squilibri finanziari vennero risolti con una riforma del 
bilancio e l’emissione di un nuovo biglietto di banca convertibile in oro. Il risultato fu un’immediata 
rifioritura dei commerci. 
Il partito si trovò nella paradossale situazione in cui abolire il libero mercato avrebbe significato 
affamare una buona parte della popolazione, ma allo stesso tempo coloro i quali riuscivano ad 
arricchirsi attraverso questa legislazione erano una minaccia per la credibilità stessa del pensiero 
socialista. Ciò nonostante, il regime dei prezzi amministratati era incapace di riflettere efficacemente 
le reali condizioni di domanda e offerta (quest’ultima è rigida per la struttura stessa della 
pianificazione) e provocava artificialmente situazioni di penuria di beni di primaria necessità, risolte 
con sequestri di derrate alimentari a partire dal 1927.  
La maggiore efficacia delle soluzioni amministrative rispetto a quelle contrattualistiche fu una delle 
giustificazioni addotte dai successori di Lenin per assumere sempre maggiore potere d’indirizzo 
sull’economia, insieme alla necessità strategica di ricondurre sotto il controllo statale la totalità delle 
attività produttive dell’URSS.  
La NEP venne dismessa ufficialmente nel 1928, a favore della pianificazione economica articolata in 
piani, che accentrava sul partito decisioni anche apparentemente di importanza secondaria. Questa 
rimase l’unica esperienza simile al mercato nell’Unione Sovietica fino alle riforme liberali di Michail 
Sergeevič Gorbačëv (1988)
3
. 
 
1.2 L’equilibrio del terrore (1928-1953) 
 
Iosif Vissarionovič Džugašvili (Stalin) conquistò il potere nel 1924 e si fece interprete della linea, 
adottata dalla maggioranza del partito, di completare la nazionalizzazione dell’economia e di 
industrializzare l’Unione Sovietica a tappe forzate. 
Nel 1929 Stalin approvò la collettivizzazione forzata dell’agricoltura, eliminando la proprietà privata 
e raggruppando i contadini in sovkhoz (fattorie statali) e kolkhoz (cooperative agricole), controllando 
l’afflusso di derrate alimentari alle città e archiviando definitivamente il pericolo di carestia (nel 1935 
circa il 45% della produzione agricola è prelevata dallo stato, contro il 15% del 1927
4
). Questo 
risultato venne conseguito ad elevati costi umani, con persecuzioni e deportazioni degli oppositori o 
presunti tali, nonché al prezzo di un calo generale della produttività. 
Contestualmente, per lo sviluppo del settore industriale si elaborò, sulla base della capacità produttiva 
esistente, un piano quinquennale, che avrebbe dovuto accrescere in termini assoluti la produzione di 
                                                             
3
 Guinevere Liberty Nell, Sponteneous Order and the Utopian Collective, New York, Palgrave Macmillan, 2014, pp. 60-
95. 
4
 Benaroya, L’economia della Russia, p. 25.

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Informazioni tesi

  Autore: Alessia Vazzoler
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Management
  Relatore: Andrea Bonoldi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 39

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