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Le dinamiche di riconoscimento dei volti stranieri e l’effetto hijāb

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Anteprima della tesi: Le dinamiche di riconoscimento dei volti stranieri e l’effetto hijāb, Pagina 5
Capitolo 1
Dalla selezione alla categorizzazione percettiva   
“La mappa non è il territorio
 e il nome non è la cosa designata”
(G. Bateson)
1.1  Il carattere selettivo della percezione visiva
   L’essere umano è per essenza un essere in relazione con ciò che lo circonda
4
 e questa relazione è
possibile grazie alla significatività insita nelle cose stesse che incontra le sue capacità di coglierla ed
elaborarla.
5
 Se il mondo fosse composto da oggetti puramente casuali, senza alcuna dimensione
costante, la percezione di esso sarebbe caotica o esigerebbe uno sforzo titanico e sempre provvisorio di
categorizzazione. Così se l’essere umano non possedesse capacità in qualche modo ordinate alla realtà
del mondo, questo sarebbe per lui muto, perché parlerebbe un linguaggio incomprensibile.
   La percezione indica proprio quel processo in cui gli stimoli del mondo vengono colti ed elaborati in
modo significativo per l’essere umano. Da questa semplice definizione si capisce come essa non
consista in una pura ricezione degli stimoli, ma includa il riconoscimento e l’interpretazione di essi. La
percezione prende avvio dai diversi canali sensoriali, specializzati, ma anche in relazione tra loro,
tuttavia possiamo dire che la percezione visiva costituisca la via regia di accesso all’altro da sé e per
questo è la più studiata nell’ambito della psicologia cognitiva.
   La percezione visiva nonostante la sua immediatezza è un processo cognitivo complesso e articolato,
in cui si intrecciano vari livelli: a partire dalla configurazione dello stimolo stesso nel contesto in cui è
inserito (stimolo distale) si attiva un percorso psico-fisico (recettori che colgono le variazioni
dell’energia contenuta  nello stimolo informativo dando luogo ad una prima codifica a livello della
retina chiamata stimolo prossimale, che riceve ulteriore elaborazione nelle vie e aree del sistema
visivo) portando ad una rappresentazione dotata di significato (percetto), che è insieme oggettiva e
soggettiva. Oggettiva in quanto risponde a caratteristiche costanti dell’oggetto
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 e caratteristiche comuni
4
Interessante è anche l’allargamento di prospettiva di Gibson (1966), il quale nel concetto di stimolo include non solo ciò
che è esterno, ma anche ciò che è interno e ciò che proviene dal proprio agire: “Un animale vivente non viene stimolato
solo dall’ambiente, ma anche da se stesso. Producono stimoli i suoi organi interni, ma anche il movimento delle sue
estremità coi loro organi di senso, così come anche la locomozione del suo intero corpo nello spazio [...]  (Gibson
(1966), cit. da Bruno, 2014, p. 10 )”.
5
Nell’uomo c’è una tendenza verso il significato, che lo spinge secondo “Bruner (1990), a semantizzare il mondo, a
costruirsene una rappresentazione […] (cit. in De Caroli, 2005, p. 13)”.
6
“Con il termine di costanze percettive di solito ci si riferisce all'insieme di fenomeni in cui le proprietà percepite
rimangono sostanzialmente stabili a dispetto delle variazioni prossimali, esse fanno sì che sia possibile percepire un
mondo sostanzialmente stabile e fatto di oggetti di cui riconosciamo facilmente forma, grandezza e colore, movimento e
collocazione nello spazio (Bruno, 2014, p.23).”  
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Informazioni tesi

  Autore: Patrizia Dal Monte
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Cristina Iani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 47

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