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Le scrittrici della Grande guerra. Matilde Serao e Virginia Woolf

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Anteprima della tesi: Le scrittrici della Grande guerra. Matilde Serao e Virginia Woolf, Pagina 5
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1.1 La rappresentazione della guerra in Parla una donna 
 
Parla una donna: diario feminile di guerra è una raccolta di articoli usciti su Il Giorno, tra il 25 
maggio 1915 e il marzo 1916. Il volume racconta il primo anno di guerra dell’Italia, quando la 
maggior parte della popolazione e della classe dirigente non si aspettava che il conflitto sarebbe 
stato così lungo e logorante.  
Lo scritto di Serao non ha ricevuto molta attenzione né da parte degli storici della critica né dai 
contemporanei della scrittrice napoletana, e non è mai stato ristampato; se si escludono il saggio 
breve pubblicato da Elisabetta Rasy e alcuni brevi articoli, non vi sono studi specifici dedicati 
all’opera.   
I motivi del silenzio che avvolge il manoscritto sono diversi: innanzitutto per pregiudizio gravante 
sulla scrittura femminile di guerra; come suggerisce il titolo infatti, il diario si colloca tra quelle 
opere scritte da coloro che, non avendo vissuto la guerra in prima persona, potevano offrire una 
visione in parte distorta e soggettiva di essa.   
Nella Prefazione Serao s’interroga sul ruolo degli scrittori e delle scrittrici di fronte alla guerra:  
 
Scrivere? Che cosa scrivere? Che cosa osare, ma, di scrivere, versi d’amore, prose di romanzo? Mentre la 
guerra arde, divampa, distrugge, come raccogliersi per comporre delle povere piccole storie, per misurare i 
ritmi di alcuni versetti? Come chiudere le finestre dell’anima al rombo terribile per ascoltare l’antica voce 
interiore, che ci parlava senza labbra? (…) Esiste la guerra: ma è una realtà senza parole: ma è una tragedia 
senza poeta.
6
 
 
La prosa letteraria, la poesia risultano inadatte a rappresentare la drammaticità della guerra, la morte 
di tanti giovani in trincea. La posizione di eccentricità rispetto al conflitto viene spiegata fin dalle 
prime pagine dalla scrittrice, la quale avverte il lettore che nell’opera non troverà nessuna “veste 
letteraria” e nessun intento di denuncia sociale, come si troverebbe ad esempio nell’opera di 
scrittori come Carlo Gadda o Emilio Lussu, i quali, avendo vissuto personalmente la guerra, 
avevano sentito la necessità di ricordare la propria esperienza e la propria opinione.
7
 A proposito 
della narrativa di Serao, Benedetto Croce commenta che la prosa della scrittrice è “una osservazione 
mossa dal sentimento”;
8
 ciò che si evince dalla presentazione dell’autrice è quindi la volontà di una 
donna qualunque di esprimere i propri più sinceri sentimenti riguardo a quello che sta accadendo.  
 
6
 M. Serao, Prefazione, in Parla una donna, Diario feminile di guerra, maggio 1915- marzo 1916, Milano, Treves, 
1916, p. XII. 
7
 È noto il passo del Giornale di guerra e di prigionia dove l’autore inveisce contro i responsabili della “guerra 
baraonda”: dai generaloni a Salandra e a quello “scemo balbuziente d’un re” mentre gli altri soffrono e “il loro martirio 
è senza nome”. Emilio Lussu invece riporta le proprie memorie di guerra nel libro Un anno sull’altipiano, nel periodo 
da fine maggio 1916 al luglio 1917.  
8
 A. Banti, Serao, Torino, UTET, 1965, p. IX.
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Informazioni tesi

  Autore: Cecilia Cattini
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Cultura
  Relatore: Ilaria Biagioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

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femminismo
grande guerra
scrittrici prima guerra mondiale

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