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Osservazioni sulla danza e il balletto a Venezia, nella prima metà del '500, tratte dai Diarii di Marino Sanuto, concernenti notizie storiche di Commedie, Mumarie e Feste

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CAPITOLO I
LA DANZA NELLE CORTI
"(la danza) ... è congionta con la Poesia, e con la Musica, facultà  fra l'altre molto 
degna; e è parte di quella  imitatione che rappresenta gli effetti dell'animo con 
movimento del corpo". 
Tale  definizione, tutt'ora  attualissima, fu data nel 1600 dal "maestro di ballo" Marco 
Fabrizio Caroso
1
 e ciò sta a dimostrare l'alta concezione che nel Rinascimento, 
nell'Umanesimo e nel Barocco si ebbe per questa arte, praticata sì per scopi di piacere e di 
intrattenimento, ma anche come mezzo, sia che ci si ponesse come esecutori, che come 
spettatori,  utile a raggiungere stati sociali più elevati e gestire relazioni diplomatiche.
Le danze "macabre", tenebrose, religiose, sacre e profane che troviamo nel Medio Evo, 
si evolvono socialmente e tecnicamente nel Rinascimento, si sviluppano in parallelo con le 
altre arti, raggiungendo quasi lo stesso grado di dignità. I pesanti vestiti medioevali dalle 
lunghe code richiedenti evoluzioni calme e strisciate, si alleggeriscono per dar modo alla 
coreografia di tendere verso figurazioni più brillanti, più leggere, saltate; nella misura in cui 
il rapporto politico feudatario-contadino va via via perdendo peso, alcune danze popolari 
vengono  inglobate dalla nobiltà e trasportate nella vita fastosa di corte. 
Tuttavia la classificazione tra la danza nobile e la danza del popolo rimane sempre 
molto evidente: occorre distinguere la "bassa danza", elegante e ricercata, dalla "danza alta" o 
1 MARCO FABRIZIO CAROSO, Nobiltà di dame, 1605, Bologna, Ed. Forni, 1970
2

Informazioni tesi

  Autore: Elena Stringa
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 1988-89
  Università: Accademia Nazionale di Danza - Roma
  Facoltà: Musicologia
  Corso: Storia della Danza
  Relatore: Alberto Testa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

FAQ

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