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Morbo di Alzheimer: aprassia e riabilitazione neuropsicologica

Informazioni tesi

  Autore: Giada Vecchia
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi Niccolò Cusano - Telematica Roma
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Rinaldo Perri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

Il Morbo di Alzheimer si è diffuso sempre di più negli ultimi decenni nella popolazione geriatrica mondiale, è una patologia che al momento purtroppo non è curabile, ma la ricerca scientifica procede costantemente e mette a punto nuove strategie terapeutiche sempre più efficaci e idonee al trattamento di questa sindrome e delle altre varietà di demenze. La società, inoltre, viene sensibilizzata maggiormente rispetto a questo tema al giorno d'oggi e grazie a questo processo è possib ile aiutare anche dall'esterno grazie ad una rete di supporto sia le persone affette dalla malattia sia i relativi caregiver, cioè i familiari che si prendono cura del proprio caro. È importante saper conoscere la malattia per essere in grado di gestirla, questo vale sia per i professionisti del settore sia per le persone vicine al paziente.
I professionisti di riferimento in questo ambito sono gli psicologi, gli psicoterapeuti, i medici neurologi o geriatrici, gli infermieri, gli assis tenti sociali, gli ed ucatori e gli operatori per i malati di Alzheimer e di altre forme di demenza
La diagnosi certa di malattia di Alzheimer, in realtà, si può avere solo con l'esame post mortem, ma gli psicoterapeuti e i medici hanno a loro disposizione una serie di strumenti per poterla diagnosticare con precisione in tempi utili per progettare un intervento accurato che permetta di rallentare il più possibile i sintomi morbosi. Si studiano sia campioni di pazien ti sia casi singoli in un periodo di tempo stabilito dalla ricerca ed entrambi i metodi si utilizzano per ottenere informazioni su vari livelli. I segni principali indicatori della presenza della malattia sono i disturbi di memoria (amnesia), di movimento (aprassia), di linguaggio (afasia) e di riconoscimento (agnosia). La speranza per il futuro è quella di scoprire nuovi farmaci e tecniche per curare del tutto il declino cognitivo dovuto all' Alzheimer o almeno bloccare l'evoluzione della patologia invece solo di rallentarla, anche se è già un traguardo degno di nota. È necessario essere proiettati in avanti e allo stesso tempo concentrarsi sul presente per sviluppare nuove idee e con la collaborazione di diverse discipline si riuscirà a trovare soluzioni per le sofferenze psico-fisiche. Al momento, la terapia migliore risulta essere quella integrata, psicologica e farmacologica, utilizzate singolarmente non raggiungono la medesima prestazione perché non si può avere la pretesa di "aggiustare" un sistema mente corpo come l'uomo intervenendo solo su una delle due componenti essenziali.

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  Autore: Giada Vecchia
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi Niccolò Cusano - Telematica Roma
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Rinaldo Perri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

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V ABSTRACT Il Morbo di Alzheimer si è diffuso sempre di più negli ultimi decenni nella popolazione geriatrica mondiale, è una patologia che al momento purtroppo non è curabile, ma la ricerca scientifica procede costantemente e mette a punto nuove strategie terapeutiche sempre più efficaci e idonee al trattamento di questa sindrome e delle altre varietà di demenze. La società, inoltre, viene sensibilizzata maggiormente rispetto a questo tema al giorno d‘oggi e grazie a questo processo è possibile aiutare anche dall‘esterno grazie ad una rete di supporto sia le persone affette dalla malattia sia i relativi caregiver, cioè i familiari che si prendono cura del proprio caro. È importante saper conoscere la malattia per essere in grado di gestirla, questo vale sia per i professionisti del settore sia per le persone vicine al paziente. I professionisti di riferimento in questo ambito sono gli psicologi, gli psicoterapeuti, i medici neurologi o geriatrici, gli infermieri, gli assistenti sociali, gli educatori e gli operatori per i malati di Alzheimer e di altre forme di demenza (OMAD). La diagnosi certa di malattia di Alzheimer, in realtà, si può avere solo con l‘esame post-mortem, ma gli psicoterapeuti e i medici hanno a loro disposizione una serie di strumenti per poterla diagnosticare con precisione in tempi utili per progettare un intervento accurato che permetta di rallentare il più possibile i sintomi morbosi. Si studiano sia campioni di pazienti sia casi singoli in un periodo di tempo stabilito dalla ricerca ed entrambi i metodi si utilizzano per ottenere informazioni su vari livelli. I segni principali indicatori della presenza della malattia sono i disturbi di memoria (amnesia), di movimento (aprassia), di linguaggio (afasia) e di riconoscimento (agnosia). La speranza per il futuro è quella di scoprire nuovi farmaci e tecniche per curare del tutto il declino cognitivo dovuto all‘Alzheimer o almeno bloccare l‘evoluzione della patologia invece solo di rallentarla, anche se è già un traguardo degno di nota. È necessario

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Parole chiave

morbo di alzheimer
neuropsicologia
caregiver
aprassia
riabilitazione neuropsicologica
terapia integrata

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