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Le basi neurali della modulazione cognitiva del dolore tramite suggestioni immaginative di analgesia in pazienti con fibromialgia: sviluppo di un protocollo sperimentale di risonanza magnetica funzionale

Informazioni tesi

  Autore: Giorgio Nigrelli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Scienze Biologiche
  Corso: Scienze Biologiche
  Relatore: Carlo Adolfo Porro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

La fibromialgia è una sindrome che provoca dolore muscolo-scheletrico cronico, diffuso, associato a iperalgesia, rigidità, stanchezza, problemi di sonno e problemi cognitivi (difficoltà di memoria e di concentrazione); questa patologia colpisce circa due milioni di persone in Italia e più di dieci milioni negli Stati Uniti. La maggioranza dei pazienti è costituita da donne, circa l’80% in età lavorativa. La suscettibilità ipnotica è un tratto cognitivo che descrive la tendenza a rispondere alle suggestioni. Derbyshire et al. (2009) dimostrano, durante un esperimento di risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI), che in pazienti fibromialgiche altamente suscettibili all’ipnosi (Highs), le suggestioni di analgesia, anche se somministrate nel normale stato di veglia senza induzione di ipnosi (suggestioni immaginative) sono efficaci per modulare il dolore clinico. Il vantaggio di questo nuovo paradigma sperimentale è che permette di studiare i correlati cerebrali del dolore clinico, mentre negli studi fMRI precedenti venivano usati stimoli dolorosi sperimentali per studiare i correlati del dolore acuto. L’obbiettivo di questo studio è, prendendo spunto dall’esperimento di Derbyshire et al. (2009), di studiare con la fMRI i correlati cerebrali della modulazione del dolore clinico tramite suggestioni immaginative di analgesia in pazienti fibromialgiche. Allo screening comportamentale hanno partecipato 73 soggetti volontari, tutte donne, tutte con diagnosi di sindrome fibromialgica secondo i criteri ACR (Wolfe et al., 1990), con un’età compresa tra i 18 e i 60 anni (età media pari a 47,4 anni ± 10,4). Durante lo screening le pazienti hanno compilato una serie di questionari; inoltre è stata loro somministrata una semplice suggestione immaginativa di analgesia ed è stata misurata la loro suscettibilità ipnotica tramite la scala Stanford (SHSS:A). Sette pazienti hanno poi partecipato ad un esperimento fMRI a blocchi per la modulazione del dolore clinico tramite suggestioni immaginative verbali. L’esperimento prevedeva tre tipi di suggestioni (condizioni sperimentali): (a) rilassamento (“Si rilassi”), (b) riduzione del dolore clinico (“Ora il dolore sparisce”); (c) aumento del dolore clinico (“Ora il dolore torna”). L’analisi dei dati fMRI è stata eseguita utilizzando il software SPM5 (Wellcome Department of Imaging Neuroscience, London) che gira su Matlab 7.12, seguendo un modello lineare generale “fixed-effects”. I risultati dello screening mostrano che la capacità di modulare il dolore tramite suggestioni immaginative correla non solo con la suscettibilità ipnotica e la tendenza alla “absorption” mentale, ma anche con un basso livello di ansia durante la visita e con uno stile di “coping” in cui la paziente cerca di distrarsi dal dolore e mostra una bassa inclinazione a cercare aiuto contro il dolore presso il medico o presso i famigliari. Il paradigma sperimentale scelto per eseguire l’esperimento fMRI sembra essere molto efficace per la modulazione del dolore sulle pazienti fibromialgiche. I risultati mostrano che il paradigma senza ipnosi funziona anche nelle pazienti mediamente suscettibili all’ipnosi (Mediums), non solo nelle Highs. Questo paradigma risulta meno utile nelle pazienti con bassa suscettibilità ipnotica (Lows). I risultati fMRI mostrano che la modulazione del dolore clinico tramite suggestioni è associata ad una corrispondente modulazione del segnale BOLD in varie aree cerebrali, fra cui alcune sono note per essere coinvolte nell’elaborazione del dolore; variazioni di segnale si trovano ad esempio in giro pre- e postcentrale, giro frontale inferiore, cingolo posteriore, cervelletto e ponte bilateralmente. I risultati di questo studio pilota sono molto incoraggianti, perciò sarebbe utile in futuro aumentare numericamente il campione di pazienti; inoltre il protocollo potrebbe essere applicato a pazienti non solo fibromialgici, ma anche affetti da altri tipi di dolore cronico.

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19 Classificazione e diagnosi della fibromialgia Fin dalla sua prima definizione, la fibromialgia è stata considerata una delle diagnosi più controverse nel campo della reumatologia, al punto che non tutti accettano la sua esistenza come entità indipendente. La sensibilità e la specificità dei criteri diagnostici dell’ACR (1990) sono ancora oggetto di discussione da diversi specialisti (non solo reumatologi), la cui principale critica è quella di identificare sottogruppi di pazienti particolari che non rispecchiano la realtà clinica quotidiana. Nel corso degli anni la fibromialgia è stata considerata da alcuni clinici, meno come entità clinica e più come una possibile manifestazione di alterazioni del sistema psiconeuroendocrino (lo spettro dei disturbi affettivi) o del sistema di reazione di stress (sintomi disfunzionali). Come detto nel paragrafo precedente i pazienti soffrono di dolore diffuso, che viene diagnosticato quando è riscontrato su entrambi i lati del corpo, sopra e sotto la vita, e lungo la schiena. Nel 1990 l’American College of Rheumatology (ACR) commissionò uno studio su 293 pazienti e 265 controlli con lo scopo di definire le linee guida per la diagnosi. L’ACR ha definito che per la diagnosi è necessario rilevare: dolore cronico diffuso di durata superiore ai tre mesi e presente nei quattro quadranti del corpo, e lungo la schiena, dolore alla pressione digitale di circa 4 kg in almeno 11 punti su 18 tender points la cui localizzazione è visibile in Figura 4. Seguendo questi criteri la diagnosi deve essere fatta con precisione, tenendo conto che può presentarsi sia in assenza di altre malattie reumatiche che in presenza di malattie reumatiche come l’artrite reumatoide, o l’artrosi o il lupus eritematoso sistemico. La fibromialgia può essere anche secondaria se accompagnata da malattie come l’ipotiroidismo e la polimialgia reumatica. I tender points sono uno dei criteri che il reumatologo utilizza per fare la diagnosi, ma alcuni difetti vanno considerati. Innanzitutto è importante sottolineare che l’iperalgesia non si limita ai punti tender ma di solito è diffusa sul corpo come il dolore, inoltre va menzionato che il dolore può

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Parole chiave

risonanza
dolore
ipnosi
sindrome
fibromialgia
analgesia
suggestioni

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