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Pugliatti, Parente e il dibattito sull'interpretazione musicale nell'idealismo

Informazioni tesi

  Autore: Luca Cogotti
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Studi Umanistici
  Corso: Filosofia e teorie della comunicazione
  Relatore: Luca Vargiu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 136

Il dibattito interno al neoidealismo italiano intorno al "problema dell'interpretazione musicale" esaminato con un occhio di riguardo verso lo scritto di Salvatore Pugliatti "l'interpretazione musicale", visto e analizzato innanzitutto e perlopiù come scritto filosofico.

Informazioni tesi

  Autore: Luca Cogotti
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Studi Umanistici
  Corso: Filosofia e teorie della comunicazione
  Relatore: Luca Vargiu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 136

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Introduzione: il dilemma pirandelliano La rivista “Rassegna musicale” fu il fulcro del dibattito sull’interpretazione musicale. Con una nota del 1930 del suo stesso direttore, Guido Gatti, veniva introdotto il “dilemma pirandelliano” 1 che avrebbe infiammato le colonne della stessa rivista per almeno un decennio 2 . La nota di Gatti scaturì dalle considerazioni dello stesso sulle interpretazioni busoniane di Beethoven, ed è un caso, raro ma non certo unico, di una nota più importante del testo di riferimento. Non è quindi superfluo riportarla quasi integralmente. L’episodio particolare di riferimento è l’esecuzione dell’op. 111 di Beethoven; ma la prassi esecutiva di Busoni è, naturalmente, solo un pretesto per porre il problema. Alcuni […] con una smorfia di disprezzo dicevano che di Beethoven n’era rimasto ben poco, e quel che noi ascoltavamo non era che Busoni: e pensavano naturalmente di formulare la più tremenda accusa contro il pianista italiano. Altri, più prudenti, scuotevano il capo e dichiaravano che l’interprete s’era presa qualche libertà con la composizione. Ma nessuno, se fosse stato interrogato, avrebbe saputo dire con precisione che cosa intendeva per interpretazione autentica di Beethoven al confronto della quale quella di Busoni era condannabile. E tutt’al più avrebbe citato le interpretazioni di pianisti contemporanei o precedenti, quelle, sì, veramente beethoveniane: le interpretazioni, che so io, di Martucci o di Paderewski, di Schnabel o di Backhaus, cioè altrettante ricreazioni artistiche della pagina beethoveniana e perciò passibili, da altri ascoltatori e da altri punti di vista, della stessa accusa di non autenticità 3 . Se nessuna interpretazione è quella vera, quando mai abbiamo ascoltato Beethoven? E se, viceversa, vere lo sono tutte, che ne rimane di Beethoven? Ci saranno interpretazioni più giuste di altre? Più fedeli? E fedeli a cosa? È artista solo il compositore, o lo è pure l’esecutore? Potrebbe non esserlo affatto, o esserlo in parte? Posto che la musica sia un’opera d’arte, dove sta? Nella pagina? Nelle 1 Così chiamato non solo per il riferimento a Uno, nessuno e centomila, ma anche perché Gatti per primo si richiamò ad una serie di considerazioni del Dottor Hinkfuss, personaggio di Questa sera si recita a soggetto, opera teatrale di Pirandello la cui prima rappresentazione ebbe luogo proprio nel 1930. La denotazione di “pirandelliano” assunse anche un’accezione ironica, per esempio in Massimo Mila, L’esperienza musicale e l’estetica, Einaudi, Torino 1956, p. 165. 2 Enrico Fubini, L’estetica musicale dal Settecento a oggi, Einaudi, Torino 2001, pp. 258-259. 3 Guido M. Gatti, Dell’interpretazione musicale, in «Rassegna musicale», 1930, pp. 222-229, pp. 224-225. 4

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Parole chiave

musica
interpretazione
creatività
gentile
idealismo
croce
esecutore
emilio betti
salvatore pugliatti
alfredo parente

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