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Le esperienze di sviluppo locale di Caltanissetta

Tutti i piani di investimento hanno puntato sin dagli anni 90 ad interventi dal basso, che si fondassero dunque sulla conoscenza del territorio nisseno e delle sue necessità. Sono essenzialmente tre i grandi progetti di sviluppo locale.
- Patto Territoriale di Caltanissetta. Stipulato nel 1997 coinvolge i 12 comuni dell'area settentrionale. Gli investimenti produttivi sono concentrati prevalentemente nel settore manifatturiero, seguito a grande distanza da quello degli alberghi e ristoranti, dai servizi e dal commercio. Non mancano poi anche interventi da parte di aziende del nord, come al Benetton, che hanno avviato processi di decentramento produttivo.
I due maggiori interventi di supporto alle iniziative imprenditoriali sono stati l'ampliamento della zona industriale in contrada Calderaro e l'infrastrutturazione dell'area di San Cataldo Scalo. Nel complesso questo patto è fortemente squilibrato in favore del settore industriale, specie per le grosse pressioni delle associazioni degli industriali ma anche per la necessità di occupare più giovani possibili per fare fronte al grave tasso di disoccupazione, mostrando però scarsa lungimiranza, volendo risolvere i problemi del presente senza pensare agli investimenti per il futuro.
- Patto Territoriale per l'agricoltura. È stato stipulato nel 2001 e coinvolge 20 dei 22 comuni del nisseno. Nasce dalla necessità di adeguare all'evoluzione della filiere agro alimentare il comparto agricolo nisseno. Le associazioni di categoria hanno previsto interventi di circa 50 milioni di euro a favore dei maggiori comparti dell'agricoltura locale e alla tutela dei prodotti tipici. È un patto sicuramente ben coordinato ma non incisivo nella capacità di mettere in moto sinergie tra settore agricolo e manifatturiero – turistico.
- PIT 29 Biovalley. Stipulato nel 2001 interessa 18 comuni. Se Assindustria spingeva perché PIT 29 fosse un progetto prettamente industriale, naturale prosecuzione del patto al punto 1, prevalsero le linee guida di chi ha privilegiato tre diversi settori di sviluppo: agricoltura di qualità, recupero dei BB. CC., turismo e artigianato. La naturale verginità ambientale della provincia, ha spinto infatti a optare per soluzioni che abbiano a che fare col bio. Previsti anche interventi di recupero di edifici storici dismessi (ex – macello di CL) e un museo delle zolfare, una realtà che ha caratterizzato nel bene e nel male il territorio, chiamato non a caso altipiano gessoso – solfifero.

CONCLUSIONI. Si mettono in evidenza alcuni elementi di contrasto che rendono fortemente problematica una equa ed armonica evoluzione del tessuto sociale ed economico della città e dell'intera provincia nissena. È necessario un superamento del campanilismo bipolare tra CL e Gela e un netto impegno dei tre enti locali deputati allo sviluppo: consorzio ASI, Caltanissetta SCPA e Camera di Commercio. Un miglioramento dell'infrastruttura locale industriale e lo sfruttamento dell'altissima vocazione industriale del territorio di Serradifalco. La posizione baricentrica della provincia andrebbe realmente sfruttata e si deve risolvere il problema ambientale dell'area del petrolchimico di Gela.

di Gherardo Fabretti
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