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Ritorno in Francia: Jean Epstein e la velocità del pensiero

Nella seconda metà degli anni Quaranta Jean Epstein dedica al problema del suono cinematografico alcuni articoli che riprendono e completano, a distanza di quasi due decenni, la riflessione sulla nuova componente del film iniziata negli interventi pubblicati a caldo fra il 1929 e il 1930.
Secondo l’autore il cinema puro non è morto insieme al film muto, a suo avviso il dominio del cinema (muto o sonoro) resta quello del movimento, che appunto costituisce l’oggetto del cinema puro. I cineasti del muto cercavano di esprimere ogni cosa mediante l’immagine in movimento, per Epstein il pensiero visivo è assai più ricco e dinamico del pensiero legato al linguaggio. Il pensiero verbale è lento. L’immagine è in grado di seguire il ritmo dei sentimenti. Nei primi anni del sonoro il nuovo mezzo veniva impiegato esclusivamente in senso musicale. Questo equilibrio per Epstein viene meno con l’avvento del film parlato al 100%. Tuttavia Epstein riconosce, seppure con rammarico, che l’immagine cinematografica non può più essere muta, né accompagnata esclusivamente da un flusso musicale ininterrotto. IL dialogo non deve quindi essere abolito, ma alquanto limitato.
Attenzione: ricordo!
L’idea che il mezzo cinematografico sia in grado di operare una mimesi non già della realtà fenomenica, bensì dall’attività della mente, è presente in maniera frammentaria ma significativa in molti interventi di cineasti e teorici apparsi durante l’epoca classica della riflessione sul cinema.
Mitry: compie una vera e propria rottura epistemologica. Studia le immagini soggettive e sottolinea il loro carattere convenzionale. Si pronuncia a favore del flashback.
di Laura Righi

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