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Il montaggio secondo Ejzenstejn

La prima fase della teorizzazione eisensteiniana sul cinema è dominata dalla nozione di montaggio delle attrazioni.
Attrazione = qualsiasi momento aggressivo del teatro, cioè qualsiasi suo elemento che eserciti sullo spettatore un effetto sensoriale o psicologico, verificato sperimentalmente e calcolato matematicamente, tale da produrre determinate scosse emotive le quali, a loro volta, tutte insieme, determinano in chi percepisce la condizione per recepire il lato ideale e la finale conclusione ideologica dello spettacolo.
Montaggio delle attrazioni = il libero montaggio di azioni (attrazioni) arbitrariamente scelte e autonome ma dotate di un preciso orientamento verso un determinato effetto tematico finale.
Il teatro è connesso al cinema dalla comunanza del materiale di base, cioè lo spettatore, e da uno stesso fine, modellare questo spettatore nel senso voluto attraverso una serie di pressioni. A suo parere il cinema si presta ancor meglio che il teatro al metodo delle attrazioni.

Ci sono tre diverse accezioni del termine attrazione:
1. numero sensazionale che attira il pubblico in uno spettacolo di varietà o di rivista,
2. è in grado di produrre nella mente dello spettatore delle associazioni di idee che si collegano al soggetto sviluppato dal film,
3. come al circo o nel varietà è qualcosa che viene escogitato per attirare l’attenzione dello spettatore.

Quindi se il montaggio delle attrazioni è in grado di produrre delle associazioni di idee, scopo di tali associazioni è influenzare lo spettatore, modellare la sua psiche nel senso voluto, ovvero garantire la sua piena adesione all’assunto ideologico che costituisce il tema dello spettacolo cinematografico o teatrale.
Nei primi scritti del regista però il montaggio non è descritto come un procedimento peculiare del cinema, lo individua in ambiti espressivi diversi dal cinema. Inoltre il montaggio delle attrazioni si trova agli antipodi del tipo di montaggio narrativo teorizzato da Kulesov e da Pudovkin. Egli propende per un uso del montaggio antinarrativo. Se il procedimento fondamentale del cinema si identifica come in Pudovkin e Kuleŝov. Con il montaggio, il materiale su cui esso lavora non è più la pellicola impressionata, bensì lo spettatore.
Montaggio intellettuale = secondo Ejzenstejn nel cinema, al contrario di quanto accade nel teatro, il centro di gravità delle azioni influenzanti non consiste nell’esercitare direttamente un influsso di carattere puramente fisiologico, benché un contagio puramente fisico possa essere talvolta raggiunto. Ejzenstejn prende nettamente ed esplicitamente le distanze dall’idea, attribuita soprattutto a Kuleŝov. Ma anche a Pudovkin, che il montaggio vada inteso come pura concatenazione del materiale girato, come semplice assemblaggio di una serie di inquadrature in funzione di un progetto narrativo e drammatico. Il montaggio non è collegamento, continuità, ma piuttosto conflitto, trauma, contrasto.
di Laura Righi

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