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Suono e montaggio secondo Pudovkin: la teoria dell’asincronismo

Ejzenstejn, Pudovkin e Alexsandrov sono ben lungi dal condannare l’avvento del sonoro, in cui vedono al contrario un acquisizione indispensabile per il mezzo cinematografico e una tappa fondamentale della sua evoluzione. Manifestano invece la preoccupazione che la nuova tecnica possa nuocere all’arte del montaggio (mezzo fondamentale).
In una prima fase il suono sarà utilizzato esclusivamente per suscitare la curiosità del pubblico.
Teoria dell’asincronismo = ciò che da vita a questa teoria è la nozione di non coincidenza fra immagine e suono, enunciata da Pudovkin nei primi anni Trenta. Secondo il regista esiste uno squilibrio evidente fra il grado di sviluppo tecnologico raggiunto dal nuovo mezzo e la sua evoluzione in senso artistico – espressivo. La parte che il sonoro dovrà avere nel film è più alta e significante che non la servile imitazione della realtà. La prima funzione del sonoro è quella di aumentare la potenziale capacità espressiva del film. Per lui il principio del film sonoro deve essere l’asincronismo e non il sincronismo(che a suo avviso non rispecchia neppure i dati naturali della nostra percezione). Occorre applicare i metodi del montaggio visivo anche alla colonna sonora, che al tempo stesso deve svilupparsi in contrappunto, secondo un ritmo indipendente da quello dell’immagine. Il regista vede nel montaggio l’unico procedimento in gradi di rendere la nuova espressione audio – visiva un fatto artistico.
Nonostante i suoi limiti la teoria dell’asincronismo si diffonderà nel resto d’Europa con una velocità sorprendente, vi fanno riferimento Clair, Fondane, Ruttmann, Balàzs, Epstein, Kracauer, etc..
di Laura Righi

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