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L'alfabeto italiano


L’alfabeto è composto di ventun lettere, a cui vanno aggiunte j, k, w, x, y. Queste cinque lettere, che oggi gli italiani sono abituati ad associare alla grafia dei prestiti stranieri, hanno invece storie diverse. La w non compare nell’alfabeto latino né in quello greco, e in italiano si trova solo in nomi propri stranieri. La lettera k si trova invece già nelle prime attestazioni scritte di italiano; è entrata attraverso germanismi nei secoli VIII, IX e X ed è stata usata per il suono che oggi scriviamo c.

Fino all’inizio del secolo ventesimo si usava j per la doppia i dei plurali in –io e più raramente per la i semivocalica. Ora la si trova in prestiti dal francese e dall’inglese. Le lettere x, y sono spesso usate nella grafia dotta di parole greche o latine o di tali derivazioni.

Si può affermare che la grafia delle parole italiane non è cambiata molto dal Cinquecento, quando le prime edizioni a stampa imposero uno standard comune. Basta però sfogliare un testo a stampa di 400 anni fa per individuare delle differenze, come la mancata distinzione tra u e v, cosa che portava ad avere nei dizionari un ordine alfabetico misto. La loro separazione è ottocentesca.

Fra le combinazioni possibili dei suoi trenta fonemi, l’italiano, e così le altre lingue, si è ritagliato quelle pronunciabili e fra queste ne ha privilegiate alcune, distinguendosi dalle altre lingue.
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