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Postilla: dal montaggio sovrano al montaggio proibito

Bazin contesta i cineasti sovietici che consideravano l’immagine impressionata come materiale grezzo. “Il montaggio (riferendosi a film di Stroheim, Murnau e Flaherty) non ha praticamente altro ruolo che quello, puramente negativo, di inevitabile selezione in una realtà troppo abbondante”. Questa concezione lo porta ad enunciare il principio, o piuttosto la regola, del montaggio proibito: “Quando l’essenziale di un avvenimento dipende dalla presenza simultanea di due o più fattori dell’azione, il montaggio è proibito.”  Ovviamente Bazin non sostiene che si debba rinunciare completamente al montaggio, ma ritiene che determinate scene risultino molto più efficaci quando venga rispettata la continuità spaziale e temporale dell’azione (piano sequenza). Secondo Bazin quindi la tecnica che asseconda meglio la vocazione realistica del cinema è quella del piano sequenza in profondità di campo. Questa  tecnica pone lo spettatore in un rapporto con l’immagine più vicino a quello che egli ha con la realtà, implica dunque un atteggiamento più attivo. Mentre con il montaggio analitico è il regista a scegliere ciò che è necessario vedere, il piano sequenza lascia allo spettatore un minimo di scelta personale.
di Laura Righi

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