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L'economia urbana di Palermo

L'ECONOMIA URBANA TRA CRESCITA DEI SERVIZI E DEINDUSTRIALIZZAZIONE. La provincia di Palermo produce da sola quasi un quarto del PIL regionale (16 mln di euro nel 2002). la sua è una ricchezza prodotta soprattutto dai servizi, che con l'85% costituiscono il volano dell'economia; l'industria è ferma al 12% e l'agricoltura al 3%. Questa ipertrofia del terziario è causata soprattutto dall'elefantiaca preponderanza degli impieghi nella PA , che produce da sola il 25% del PIL. Nonostante ciò il tasso di disoccupazione è parecchio alto, considerato anche che l'industria non riesce ad assorbire che il 13% degli occupati e l'agricoltura il 4%.
Dal punto di vista occupazionale poi, l'AM di Palermo coinvolge da sola il 71% degli addetti, lasciando ai comuni di secondo anello (il 37% della popolazione provinciale) un misero 29%. A Palermo si riscontrano nel terziario elevati livelli di occupazione sopratutto nella distribuzione commerciale e nella PA mentre il terziario avanzato raccoglie sopratutto consulenti legali, contabilità, revisione dei conti e consulenza fiscale, oltre a informatici e PR. Il terziario è così gonfiato anche perché l'unico settore dove i giovani cercano lavori adeguati. Nel frattempo la legge del 1997 che obbliga di iscrivere le imprese agricole nel registro camerale ha fatto crollare le richieste. Palermo comunque non brilla per terziario avanzato, e sono frequenti soprattutto le aperture di attività di ristorazione.
Nel secondario industriale, l'AM contiene l'85% delle attività, e in particolare PA ne possiede il 58%. Non è un settore quantitativamente significativo ma annovera importanti industrie connesse alle telecomunicazioni, alla produzione di beni meccanici e di semilavorati, alla filiera agroalimentare e a quella conserviera. Oltre PA brillano Termini Imerese e Carini.Termini Imerese ha legato il suo nome alle industrie metalmeccaniche, gravitanti per lo più intorno alla FIAT auto che qui possiede un impianto di assemblaggio di automobili di piccola cilindrata i cui componenti vengono da stabilimenti già decentrati. Carini invece annovera industrie di varie specie: edile, chimico, alimentare, meccanico. Ma la punta di diamante è sicuramente la Italtel che produce apparecchiature di commutazione elettronica per centrali telefoniche. Presente a PA dal 1968, il suo maggiore cliente è ovviamente Telecom.Il settore del legno vive a Trabia, Cinisi e Altavilla Milicia dove si assiste anche a fenomeni importanti di specializzazione manifatturiera. È generalmente rilevante da una parte il generale disimpegno dei grandi gruppi industriali (FIAT inclusa) sia la strategia fallimentare dell'imprenditoria industriale locale, orientata a monetizzare subito gli investimenti anziché attendere profitti a lungo periodo. Esempio su tutti le importanti attività agroindustriali della Cipro Sicilia cedute sconsideratamente negli anni 90 alla Parmalat che le liquidò subito dopo.
Il settore primario sta quasi scomparendo dalla conurbazione. Il suo maggiore handicap consiste nella mancata evoluzione verso forme di agroindustria che già si sono sviluppate in regioni più evolute. Sono pochissime infatti le filiere agroindustriali impiantate con successo: San Giuseppe Jato e San Cipirello sono le uniche eccezioni, specializzate soprattutto in attività vitivinicola ma anche in quella orticola e frutticola.
Primario e secondario sono profondamente vincolate dallo sviluppo del sistema dei trasporti marittimi, aerei, ferroviari e intermdodali. PA ha un buon sistema di infrastrutture, comunque da migliorare, che non sfrutta adeguatamente, anche per problemi di errata localizzazione.

di Gherardo Fabretti
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