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Premesse all'industrializzazione dell'Italia alla fine dell'800

L’industrializzazione italiana è avvenuta alla fine del 1800. PREMESSE [ come l’Italia è arrivata all’industrializzazione…
- L’Italia ha subito un complicato processo di unificazione politica. Dopo essere diventata una Nazione, si è industrializzata.
Il risorgimento è la condizione per il processo di industrializzazione.
- La storia economica italiana è segnata da una serie di DUALISMI, che rappresentano le categorie che portano all’industrializzazione. Il dualismo è una contrapposizione tra realtà diverse. Ci sono due tipi di dualismo:
* STORICO – GEOGRAFICO [ riguarda il nord e il sud, due sistemi economici differenti che non si sono integrati
* SISTEMA AGRICOLO – SISTEMA INDUSTRIALE [ in Italia affinché si affermasse il sistema industriale, bisognava sconfiggere gli interessi agrari.
- L’industrializzazione italiana è avvenuta per l’azione dello Stato.
- L’Italia si è agganciata agli altri paesi industrializzati in 50 anni, come ultimo paese, e attraversando due guerre.
L’Italia che arriva all’unificazione è un paese agricolo, ma è segnato da un EQUILIBRIO AGRICOLO COMMERCIALE, ovvero l’idea che l’Italia ha una centralità agricola, dove la maggior parte della produzione agricola (in particolare cereali e prodotti derivanti dalla gelsicoltura) viene esportata e gli interessi di coloro che producono ed esportano sono gli interessi determinanti dagli assetti economici; politici, perché si ricollegano al processo di unificazione politica e sociali, perché indicano la posizione nella struttura sociale. Essere proprietari agrari aveva un valore sociale a tal punto che il risorgimento viene considerato l’asse tra il mondo agrario e casa Savoia.
CAMILLO CONTE DI CAVOUR quando scrisse il programma economico dell’Italia si disse a favore del libero scambio.
L’Italia oltre ad essere segnata dall’equilibrio agricolo commerciale, è segnata da una spaccatura dell’assetto agrario, ovvero l’organizzazione della proprietà fondiaria:
- A Sud prevale il latifondo, la grande proprietà a coltura estensiva
- Al Centro – Nord l’affitto, la mezzadria: una divisione dei prodotti della terra tra il proprietario e il contadino che ha in affitto la terra, con in più una serie di servitù e canoni che pesano sul contadino, ovvero le spese di conduzione della terra.
- In questo quadro c’è un’accezione: la COLTURA CAPITALISTICA della Pianura Padana.

La produzione agricola, in particolare del grano e dei cereali da una parte, e della gelsibachicoltura (allevamento del baco da seta) dall’altra segna il sistema agricolo italiano. La produzione cerealitica è soprattutto del Sud, la produzione della gelsibachicoltura riguarda l’area centrale della Lombardia, più due sottozone della Brianza e l’area dell’alto milanese.
In quest’area dove si sviluppa la gelsibachicoltura e l’attività del tessile avverrà il primo salto verso l’industrializzazione italiana.
Quindi si può affermare che l’industrializzazione italiana è avvenuta a Milano e nelle aree attorno.
L’equilibrio agricolo commerciale, che segna tutta la prima metà dell’800, va in crisi nel 1880 a causa della crisi agraria (il grano americano arriva a competere anche con il grano pugliese), che comporta una crisi nel mercato italiano. Le cause che hanno portato alla crisi sono:
- L’Italia aveva un sistema basato sulle esportazioni dei prodotti agricoli. Con l’arrivo degli Stati Uniti, l’Italia si trova un concorrente molto potente sul mercato.
- L’Italia è stata colpita da una serie di malattie infettive che colpirono il gelso e la vite, e l’Italia non era sviluppata né tecnologicamente, né scientificamente, per combattere queste malattie.

Infatti la vite italiana fu sostituita da quella americana.
- Sulle malattie del gelso e del baco si innesta la concorrenza asiatica, in particolare del Giappone, sulla seta.
Questa crisi porta all’industrializzazione, attraverso un periodo molto lungo (dal 1883 al 1894), durante il quale il modello economico italiano cambia: la crisi agraria fa scomparire l’equilibrio agricolo commerciale e lentamente si afferma un nuovo modello.
Il nuovo modello si basa sulla necessità dell’industrializzazione del paese.
L’Italia nata dal Risorgimento è un paese agricolo perché le classi determinanti sono legate a interessi agrari. Inoltre la società ha una cultura antindustrialista.
L’Italia che è nata è un’Italia anticattolica che esclude dalla società la figura del contadino (legato al cattolicesimo) e le istanze possibili di chi vuole cambiare, ovvero la piccola borghesia e il mondo operaio.  I mercanti imprenditori e i proprietari delle manifatture rurali spostano le loro ricchezze dalla terra all’industria, in particolare verso il cotone.
Questo modello segna lo sviluppo economico italiano fino al 1884. è il sistema economico ad indurre il cambiamento.
Entrano in gioco nuovi dualismi. Il primo avviene tra sistema politico liberale del Risorgimento e sistema economico nazionale.
Un secondo dualismo è di tipo geografico, perché la capitale politica è a Torino, Firenze e Roma, mentre quella economica è a Milano.
Questa contrapposizione verrà risolta attraverso:
- La scelta di industrializzarsi attraverso la scelta del nazionalismo.
- La politica giolittiana, ovvero il tentativo di Giolitti di ricongiungere attraverso la legislazione le masse operaie e contadine nell’albo della stesso quadro politico istituzionale.
Il processo di industrializzazione avviene sotto la sinistra storica con l’idea di Crispi, che l’Italia deve essere un paese industriale.
di Valentina Minerva
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