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Le teorie di consumo di Lancaster e le frontiere di efficienza del consumo


il consumo si configura come un processo nel quale merci singole o gruppi di merci (input) vengono trasformati per ottenere determinati attributi (output), cioè modalità diverse di soddisfare una particolare esigenza. Le qualità attribuite a uno o più beni vengono tradotte in una categoria quantitativa, in un insieme di attributi misurabili mediante numeri reali. Ogni bene può perciò essere definito da un vettore di caratteristiche alle quali è connessa la sua utilità, ogni bisogno può essere soddisfatto da differenti beni presenti nel mercato. Il consumatore sceglierà quel prodotto che presenta un mix di caratteristiche tali da massimizzare la sua soddisfazione.  Lancaster fonda la sua teoria su 3 postulati:
1) l’utilità di un bene è data dalle sue caratteristiche intrinseche e oggettive;
2) ogni bene possiede più di una caratteristica e ogni caratteristica può essere posseduta da più beni;
3) ogni combinazione di beni può presentare caratteristiche diverse dalla somma di quelle possedute da ogni singolo bene. La differenza tra questo approccio e quello tradizionale consiste nel fatto che ora si definiscono due spazi: lo spazio delle caratteristiche in cui è espressa la funzione di utilità, e lo spazio dei beni, in cui è espresso il vincolo di bilancio; si risolvono trasformando il primo spazio nel secondo o viceversa. Supponendo che il reddito sia destinato tutto all’acquisto di un solo prodotto, il consumatore sceglierà quella quantità che gli permette di avere l’ammontare maggiore delle due caratteristiche, nel rispetto della propria capacità di spesa. Ma egli può decidere di consumare anche paniere di due beni: il soggetto si collocherà in punti dello spazio che gli garantiscano comunque i valori più elevati delle due caratteristiche; questi punti sono rappresentati dalla spezzata che unisce le combinazioni ottime delle due qualità ricavabili da ciascun processo di consumo: questa è la frontiera di efficienza del consumo, dove, a parità di tecnologia e di prezzi, nessun altro insieme di due beni consente di ottenere livelli maggiori delle due quantità compatibili con il reddito a disposizione. Se, però, il prezzo di una delle merci aumentasse, allora, per il principio di utilità marginale decrescente, la quantità acquistata diminuirebbe e, di conseguenza, anche il livello raggiungibile delle due caratteristiche. La frontiera avrebbe un diverso andamento ma non sarebbe più il luogo delle combinazioni ugualmente efficienti, in quanto qualsiasi paniere di beni fornirebbe una soddisfazione maggiore in termini delle due quantità, indipendentemente dai gusti del consumatore.
Tratto da I CONCETTI CHIAVE DELL'ECONOMIA DEL TURISMO di Elisabetta Pintus
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