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Le nuove disposizioni sulla revisione


C’è una legge specifica che disciplina la revisione, che dovrà entrare in vigore tra poco; prima c’era solo il Codice Civile.
Le imprese esistono perché ci sono dei bisogni da soddisfare: ciò è quello che pensa l’imprenditore, cioè soddisfare i bisogni.
Con il suo operare l’impresa punta così a determinati obiettivi, a delle performance.
I risultati a cui mira sono diversi tra settore privato e settore pubblico: nel privato si mira ai risultati economici; nel pubblico alla qualità del servizio, alla soddisfazione del cliente, ecc.
Un fattore che accomuna i due settori è il fatto che entrambi devono operare in condizioni di risorse limitate.
Per arrivare alle performance desiderate, le imprese devono sottostare a delle regole: le performance limitano le imprese, che in assenza di regole calpesterebbero i diritti degli altri per aumentare le loro performance.
Quindi le funzioni delle regole sono limitare e dare delle linee generali di comportamento. Garantiscono che le imprese si comportino in modo corretto e danno indicazioni su come operare.
Fatta la regola è però fondamentale il controllo e la previsione di una sanzione.
Le regole guidano l’impresa, perché per esempio tenere un’ordinata contabilità ha dei benefici, oltre che per i terzi, anche per l’imprenditore (che può in questo modo vedere l’andamento dell’impresa).
Non bisogna però esagerare con le regole perché se no si creano più danni che benefici.
Il difficile delle regole è trovare un punto di equilibrio che deve consentire allo stesso tempo di non limitare troppo le imprese ed allo stesso tempo non lasciar loro troppa libertà di movimento: troppe regole troppo rigide sull’inquinamento fanno fallire l’azienda perché non riesce a soddisfare tutti i vari vincoli.
Nel contesto della revisione, l’obiettivo del legislatore è tutelare tutti i soggetti che sono interessati a conoscere l’andamento dell’impresa (i cosiddetti stakeholders). Abbiamo così l’obbligo di fare il bilancio, che però è un documento che non è obbligatorio fare e depositare per tutte le imprese. Anche qui dietro c’è un discorso costi-benefici.
Tale bilancio deve essere fatto seguendo delle regole, e la funzione di controllo è affidata ai revisori che garantiscono che i bilanci siano stati costruiti effettivamente seguendo le regole.
Il revisore utilizza il giudizio negativo come forma di sanzione dell’impresa.
Potrei essere allo stesso tempo commercialista e revisore dell’impresa, ma da ciò nasce un problema: potrei non essere imparziale nel dare i giudizi e potrei innescare dei processi che potrebbero portare al fallimento dell’impresa.
Nel fare il revisore devo garantire l’interesse degli stakeholders, e non fare l’interesse dell’imprenditore (che comunque paga i revisori).
Il revisore ha una funzione quasi pubblica, perché si fa garante dell’informativa che l’impresa deve fornire al mercato.
Oggi la stessa società di revisione non può fare consulenza e revisione.
Se il revisore non fa bene il proprio mestiere, ci sono delle sanzioni per lui; la sua tendenza a sbagliare diminuisce quando la sanzione diventa più grave.
Con il decreto che sta per essere approvato si introduce il controllo per i controllori.
L’obiettivo della revisione è dare un’opinione, cioè un grado di certezza ragionevole che il bilancio sia giusto negli aspetti significativi. Per esempio, se nel bilancio Fiat c’è un errore di 50 € non mi interessa, perché è ritenuto un errore non significativo, non rilevante.
L’errore è significativo se influenza la decisione presa da un terzo al momento di intraprendere affari con l’impresa.
Ci deve essere la ragionevole certezza che il bilancio non contenga errori.
Il revisore deve andare a controllare le cose, anche se all’apparenza sembrano perfette: ci deve essere la molla della curiosità.
Tratto da REVISIONE LEGALE DEI BILANCI di Andrea Balla
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