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Turismo e pressione ambientale nei comuni costieri a vocazione turistica della Sardegna

Turismo e pressione ambientale nei comuni costieri a vocazione turistica della Sardegna


Nell’ambito delle regioni insulari del Mediterraneo il turismo è uno dei settori predominanti e ha influenzato tutte le altre forme di utilizzazione del mare e della costa, orientate verso un’organizzazione adeguata alla domanda turistica: il turismo ha sì ridotto eventuali situazioni di conflittualità o di rischio tra gli usi, ma ha anche accresciuto il livello di sensibilità dell’ecosistema marino e costiero, con gravi rischi per l’integrità delle risorse base della stessa attività turistica. Nel caso della Sardegna, lo sviluppo del turismo balneare ha costituito uno dei fattori principale di cambiamento dell’assetto complessivo delle aree costiere; a partire dagli anni ’70, la fascia costiera è divenuta la parte di territorio sulla quale sono confluiti gli interessi di turisti e di imprenditori locali e non. Il turismo si contraddistingue per il prevalere della tipologia marino – balneare (concentrazione tipologica), per la quasi esclusiva fruizione dell’ambito costiero (concentrazione spaziale) e per l’elevata stagionalità della domanda turistica (concentrazione temporale). Infatti, oltre l’80% del totale dei posti letto esistenti sull’isola si concentra nei comuni costieri, meta privilegiata delle vacanze nell’isola, assorbendo il 50% delle presenze; nel complesso nazionale la tendenza è meno marcata, con le località balneari che coprono circa il 40% delle presenze. Quasi il 90% delle presenze si concentra nei comuni costieri dell’isola e solo l’11% nei comuni interni, scelte prevalentemente dai turisti stranieri.
Il prevalere del turismo marino – balneare crea, nella distribuzione temporale della domanda, una marcata stagionalità, per lo più nei mesi estivi, con il picco ad agosto. Questa si presenta più sensibile negli esercizi extralberghieri, che concentrano quasi il 90% delle presenza nei mesi estivi, contro il 74% degli esercizi alberghieri. Essa, inoltre, presenta sensibili differenze tra i flussi italiani e quelli stranieri: la quota annuale delle presenze straniere si fa più importante nei mesi spalla, mentre nel mese di agosto sono appena il 15,2% degli arrivi, a maggio e settembre sono oltre il 30% e a giugno e ad ottobre oltre il 24%. Il loro contributo numerico permette un relativo allungamento della stagione, specie in riferimento alle strutture alberghiere, da sostenere con l’investimento sulle motivazioni di soggiorno.
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