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Le politiche europee di coesione


Al centro del nuovo programma di spesa 2007-2013 vi è la politica di coesione per cercare di ridurre gli squilibri, anche se più autori sottolineano l’inefficacia dei fondi strutturali.
Ad esempio Boldin e Canova sostengono che le politiche regionali hanno maggiori effetti sulla redistribuzione anche se non incidono significativamente sulla crescita. Rodriguez- Fratesi, invece, analizzano l’incidenza dei fondi in base ai capitoli di spesa e trovano effetti positivi per gli investimenti in capitale umano; è la politica regionale che deve puntare su una maggior combinazione degli investimenti.
In realtà le critiche sono rivolte ai primi 2 programmi di funzionamento dei fondi:
1° programma -> 1989-1993: al termine di questo periodo si è dovuti intervenire con la riprogrammazioni che hanno spostato le risorse dalla parte regionale a quella nazionale con i POI, cioè il governo ha incanalato risorse in progetti nazionali che riguardassero soprattutto le regioni inefficienti (molte regioni hanno perso le risorse, come l’Abruzzo che ne ha perso il 62%);
2° programma -> 1994-1995: le regioni con gli interventi POR sono meno brillanti rispetto all’applicazione dei programmi multi regionali (POM);
3° programma -> 2000-2006: lo scenario è migliorato ad esempio nel mezzogiorno nel 2001, i pagamenti hanno raggiunto il 90% degli stanziamenti, ovviamente l’Italia ha avuto un ritardo cronico nel rapporto impegni, stanziamenti, pagamenti. La riforma va in direzione di una maggiore efficacia delle risorse comunitarie cercando di ragionare in modo giusto; infatti con l’Agenda 2000 è iniziato un percorso per evitare sprechi e compiere impieghi più mirati cioè devono servire le aree in ritardo di sviluppo.
La politica di coesione, dunque, non deve essere solo redistributiva, ma essere una politica indirizzata alla competitività.
Tratto da POLITICA ECONOMICA di Alessandro Remigio
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