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Asimmetrie informative

Il capitale interno è rappresentato dai flussi di cassa generati internamente dall’azienda o, più semplicemente, dagli utili di periodo non distribuiti sottoforma di dividendi; il capitale esterno è invece il capitale raccolto dai finanziatori esterni all’azienda. I soggetti che operano all’interno dell’azienda (management, azionisti di controllo, personale dipendente: gli insiders) dispongono di maggiori informazioni rispetto a tutti i soggetti che interloquiscono con l’azienda stessa (outsiders).
Le asimmetrie informative tra stakeholders determinano una tendenziale penalizzazione nel ricorso all’esterno dell’azienda per il finanziamento della propria attività poiché i finanziatori esterni dispongono di un set informativo più limitato e non credono che gli insiders abbiano convenienza a rendere pubblica tutta l’informazione a loro disposizione. La penalizzazione che l’azienda incontra nel ricorso al capitale esterno può assumere 2 forme:
- Un costo del capitale più elevato
- Una quantità di capitale raccolto più limitata (“razionamento del capitale”).
In linea generale, è ragionevole supporre che le asimmetrie informative siano più pronunciate per le aziende: di minori dimensioni, nelle fasi iniziali del ciclo di vita e con un assetto di controllo robusto e pochi azionisti di minoranza.
Quando un’azienda decide di finanziare nuovi investimenti si trova dunque di fronte al problema di dover scegliere il canale di finanziamento più opportuno. Il canale interno ha il vantaggio di non presentare alcuna penalizzazione in termini di costo e quantità ma implica la perdita di gradi di flessibilità finanziaria e pone limiti all’equilibrio finanziario futuro della società. Il canale esterno lascia invece immutata la flessibilità finanziaria ma richiede all’azienda di sostenere il costo delle asimmetrie informative e la perdita progressiva del controllo.
Benché la penalizzazione arrecata dalle asimmetrie informative caratterizzi entrambe le tipologie di finanziamento esterno (cap. di credito e nuovo capitale proprio), tende a essere più lieve nel caso del debito.
Addirittura positiva è in media la reazione del mercato all’annuncio di un maggiore ricorso al debito bancario probabilmente per le relazioni di lungo periodo che unisce la banca alle proprie aziende clienti e che consente loro di ottenere una maggiore qualità delle informazioni (le aziende tendono dunque a favorire principalmente il canale esterno sottoforma di debito bancario quando i fondi interni sono limitati). Al contrario, le offerte pubbliche di azioni vengono generalmente interpretate dal mercato come un’informazione non positiva.
Il debito può essere raccolto sotto forma di private o public. Il debito private (più concentrato di quello pubblico) gode di due importanti vantaggi comparati:
Incentiva il controllo da parte degli outsiders e lo rende più efficiente.
Si caratterizza per una maggiore flessibilità di ridefinizione del contratto alla scadenza o in caso di inadempienza contrattuale.
Entrambi i vantaggi tendono a ridimensionarsi quando il grado di concentrazione del debito tende a diminuire.
Le evidenze rimarcano il maggior ricorso al debito pubblico (o privato non concentrato) da parte delle aziende con minori asimmetrie informative e al contrario, l’utilizzo più accentuato del debito intermediato da pochi intermediari finanziari per le aziende dalle asimmetrie informative maggiormente pronunciate.
Gli effetti prodotti dal ricorso al capitale azionario sulla società sono dunque quelli di incrementare il costo del capitale azionario (kE ↑) e diminuire il volume raccolto (E↓).
Gli effetti negativi prodotti dal ricorso al capitale di debito sono complessivamente minori (sia in termini di costo che di quantità raccolta), qualunque sia la forma tecnica prescelta.
Il problema delle asimmetrie informative dischiude la possibilità che esista una gerarchia (pecking order) delle scelte di finanziamento aziendali articolata come segue:
Autofinananziamento (sopravvivenza dell’azienda, indipendenza e autosufficienza).
Debito bancario
Debito in forma public
Capitale azionario.
La predilezione per il capitale interno non deve portare a trascurare il fatto che anche il capitale interno ha un costo. Il costo del capitale è un rendimento-opportunità, equiparabile ad altri rendimenti ottenibili da investimenti simili per rischio e durata.
Analisi Grado di sostenibilità interna degli investimenti. Calcolare il tasso di crescita autofinanziata dell’attivo:
Tasso di crescita autofinanziata dell’attivo = ROE × (1 – d)
Dove d indica il tasso di distribuzione degli utili (payout ratio).
L’analisi della sostenibilità finanziaria di un piano di investimenti aziendali può essere effettuata confrontando il tasso di crescita dell’attivo previsto nei piani aziendali con quello derivante dal calcolo del tasso di crescita autofinanziata. Qualora quest’ultimo risulti inferiore al tasso di crescita auspicato dall’azienda, il management ha a sua disposizione sostanzialmente 2 alternative:
Rinunciare a parte dello sviluppo aziendale, se l’avversione al ricorso a capitale esterno è molto elevata.
Individuare le modalità di copertura più opportune, se invece non intende rinunciare all’attuazione integrale del piano strategico.
di Alessia Chiovaro

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