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I nuovi compiti dello Stato durante il miracolo economico italiano

Il Miracolo Economico italiano è legato anche alla SPESA PUBBLICA. A questa si aggiunge il RUOLO DELLE PARTECIPAZIONI STATALI, ovvero le quote dello Stato nelle imprese e quindi la figura dello Stato come imprenditore. Nel 1956 verrà creato un ministero delle partecipazioni statali.
La spesa pubblica è stata resa possibile dal  miglioramento dei conti pubblici. Lo Stato non ha fatto l’imprenditore con un deficit, ma ha realizzato una spesa pubblica con un assestamento dei conti pubblici, di conseguenza il deficit viene ridotto e l’Italia ha così un bilancio in pareggio.
Questo permetteva allo Stato di avere un minor costo sugli interessi dei titoli di Stato. Questa riduzione è andata di pari passo con l’aumento delle entrate dello Stato, soprattutto grazie alla RIFORMA VANONI, varata nel 1951, che prevedeva la dichiarazione annuale dei redditi.
Tutti i cittadini contribuivano alle spese dello Stato dichiarando il loro reddito e il cittadino viene tassato in base a quella dichiarazione. Non è quindi il fisco ad accertare le imposte.
Definitivamente l’Italia scelse di far prevalere l’imposizione fiscale diretta sull’imposizione indiretta. L’idea essenziale era il principio che ogni cittadino avrebbe contribuito alle spese dello Stato in base al proprio reddito.
La spesa pubblica è resa possibile da una politica di risanamento del debito pubblico, che fa si che lo Stato spenda meno soldi per gli interessi e abbia un incremento delle entrate che permettono di destinare risorse agli investimenti.
Questo processo finisce intorno alla metà degli anni ’60, dove il ciclo RISANAMENTO DEBITO PUBBLICO – INCREMENTO DELLE ENTRATE – INVESTIMENTI salta, perché:
- Iniziano a crescere in Italia:
TASSO DI EVASIONE : non vengono pagate le tasse
TASSO DI ELUSIONE : vengono nascoste alcune fonti di reddito
- La politica economica tende a spendere in deficit. La spesa pubblica viene attuata senza copertura finanziaria. Questo perché la politica di programmazione (lo Stato si da alcuni obbiettivi che concorda con le parti sociali) a metà anni ’60 viene meno. La politica tende a spendere non in modo ordinato, ma per rispondere ad interessi politici ed economici.
Lo Stato investe senza copertura:
- Nella scuola
- Nel sistema agricolo
- Per il capitolo del Mezzogiorno
- Nel disagio sociale
- Per le politiche di incentivazione all’attività industriale : lo Stato si è fatto carico di sostenere le aziende in crisi per motivi occupazionali.



Tra il 1966 e il 1973 sono gli anni in cui l’Italia sperimenta la fine di questa crescita. Ormai è un paese industrializzato, mentre nel 1861 non lo era ancora. Però c’erano ancora una serie di questioni irrisolte.

Il Miracolo Economico italiano di è retto sulla grande disponibilità di manodopera a basso costo. Le industrie italiane erano competitive perché l’Italia aveva un costo del lavoro basso, quindi una bassa crescita dei salari. Se questo è il fattore vincente per le esportazioni, nel lungo periodo però risulta una penalizzazione perché tiene bassi i consumi interni, la domanda interna.
Nel frattempo arrivavano sulla scena economica mondiale paesi competitivi, che producevano gli stessi beni, ma presentavano prezzi convenienti. L’Italia perse così quote di mercato, ma non aveva il mercato interno che la sostenesse.
- Aver costruito un modello che si reggeva sulle esportazioni genera una dipendenza dal mercato straniero, dipendenza dalla concorrenza straniera. Nel frattempo si affacciava sulla scena un altro paese, il Giappone, con un modello di completa imitazione di quello americano, che si reggeva sul basso costo del lavoro e faceva concorrenza ai prodotti italiani.
- L’Italia ha investito molto. Però gli investimenti non sono valutabili solo dal punto di vista quantitativo, perché molti degli investimenti fatti non sono stati profittevoli, soprattutto gli investimenti pubblici e le partecipazioni statali nell’area meridionale, e nella chimica della Montecatini nella parte Nord.
Queste ombre hanno un elemento che riguarda soprattutto i consumi. Il basso costo del lavoro ha tenuto bassa la domanda, però il Miracolo Economico italiano è anche segnato da una cattiva distribuzione della crescita dei consumi, e cioè che la struttura dei consumi tende a modificare, diminuisce la percentuale dei redditi destinati ai consumi di prima necessità e subisce un forte incremento il consumo di prodotti durevoli, quali televisioni, auto, frigoriferi.
Però esistono anche i consumi pubblici. In quegli anni si registrò un’inadeguatezza di questi servizi pubblici, che non tennero il passo della domanda crescente:
- Sistema scolastico
- Sistema sanitario
- Sistema dei trasporti
L’Italia aveva una forte spesa per la pubblica amministrazione e per gli investimenti, ma con un basso livello dei servizi pubblici.
È un paese che cresce molto nei livelli di consumo privato, ma poco nei livelli di consumo pubblico, ovvero nella fornitura e nella gestione di servizi.


Il consolidamento dell’intervento dello Stato durante il miracolo economico italiano


Lo Stato imprenditore dal 1966 in poi perde l’originaria finalità, ovvero investire in settori strategici, ma tende ad utilizzare la spesa pubblica nelle imprese per ragioni occupazionali.
Infatti
-l’ IRI : che aveva come obbiettivo lo sviluppo del settore dell’acciaio e delle infrastrutture;
-la FINSIDER : che aveva come obbiettivo lo sviluppo della cantieristica e la costruzione di dighe, ponti, ecc;
-l’ ENI : che doveva occuparsi del petrolio,
diventano holding proprietarie di aziende che non hanno uno spazio sul mercato, che sono in perdita, ma che vengono mantenute in vita per garantire l’occupazione.
Questo processo si concluderà tra il 1993 e 1994 quando ci sarà lo smantellamento di queste aziende.
di Valentina Minerva
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