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La disurbanizzazione in Sicilia : le conurbazioni

SUBURBANIZZAZIONE E DIFFUSIONE INSEDIATIVA NELLE CONURBAZIONI COSTIERE. In Sicilia non sono mai esistiti nelle conurbazioni principali fenomeni riconducibili a processi di disurbanizzazione, che hanno invece investito le maggiori città europee nella prima metà degli anni '70. Questo perché in Sicilia mancavano una serie di fondamentali variabili necessarie ad innescare questo processo (progresso di mezzi e reti di trasporto; modifiche delle condizioni del mercato del lavoro e delle abitazioni; disponibilità di spazi; agibilità e fruibilità del territorio) così che si è verificato si un fenomeno di decentramento e ridimensionamento demografico ma non collegabile né alla realizzazione del modello insediativo della città diffusa (nemmeno per Catania) né a fenomeni di disurbanizzazione, quanto ad un processo di spill – over che ha determinato invece un fenomeno di suburbanizzazione.
È chiaro come in Sicilia negli ultimi trent'anni lo sviluppo urbano si sia tradotto praticamente solo nella costruzione di case di abitazione, che hanno generato periferie prive di qualità urbana, quartieri satellite come lo Zen e Librino caratterizzati dall'isolamento e dall'assenza di un arredo e un'igiene urbana. In Sicilia è stata notata una pesante forma di decentramento dal core al ring che ha poi investito anche il ring di secondo livello, specialmente a Catania grazie a opportunità del tutto particolari.
Le maggiori conurbazioni della Sicilia configurano dunque non una transizione dall'urbanizzazione alla disurbanizzazione ma riallocazioni di attività e di popolazione nell'ambito di una crescita urbano – metropolitana sempre più estesa. Perché in Sicilia non c'è stata disurbanizzazione? Perché il gap temporale tra Sicilia ed Europa era abissale e quando nei maggiori centri europei si verificavano diffusi fenomeni di aggregazione in sistemi a rete, qui si assisteva a una feroce fase di intensa e convulsa urbanizzazione fatta di abusivismi edilizi e degradazione delle risorse ambientali. I problemi come l'esaltazione della rendita fondiaria, il mancato risanamento e recupero di quartieri e centri storici; il mancato allestimento di opere di urbanizzazione nei quartieri in via di espansione generarono i problemi noti a tutti. Solo negli anni 90 si è cominciato a intravedere qualche spiraglio e pur tra mille difficoltà dopo il 2000 si è tentato un recupero sulla base dell'assecondamento delle specificità territoriali e organizzative di ogni singola conurbazione. La nuova normativa sull'elezione diretta del sindaco (legge 7 della Regione Siciliana del 26 agosto 1992) ha permesso a costoro, in qualche caso, di non dipendere esclusivamente dal partito di riferimento e di fare emergere le loro capacità di governo del territorio. Rilevante è stato anche il peso dei Fondi strutturali della UE. Ma ancora tutte i capoluoghi di provincia siciliani, esclusa Ragusa (ma nella sua classe sempre molto arretrata) figurano nel cluster delle anatre.

di Gherardo Fabretti
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