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La situazione del turismo nelle regioni italiane: il peso dei consumi turistici sul totale della produzione e relativamente al valore aggiunto

il confronto tra spesa turistica effettuata dai propri abitanti fuori regioni e spesa effettuata nella regione dai non residenti mostra un saldo negativo in 7 regioni (Piemonte, Lombardia, Umbria, Molise, Campania, Basilicata e Sicilia): per le prime 3 può essere imputato sia a un’elevata propensione alla spesa turistica fuori regione dei residenti (che caratterizza le aree economicamente più sviluppate e ricche) sia alle caratteristiche e alla dimensione delle attrazioni e dell’offerta turistica presenti e disponibili nell’area, che possono favorire la scelta di destinazione fuori regione; in Campania il ruolo turistico internazionale della regione, anche se consistente, non riesce a bilanciare gli effetti del turismo di prossimità fuori regione dei residenti; negli altri casi, la spiegazione va ricercata soprattutto nella minore attrazione turistica che queste aree esercitano sui mercati internazionali ed extraregionali. Tra le regioni con saldo positivo si distinguono Trentino – Alto Adige, Veneto, Toscana ad Emilia – Romagna, che compensano una significativa propensione dei residenti alla vacanza fuori regione, con un’elevatissima capacità di attrazione sul mercato sia internazionale che domestico. Ben 31 degli 82 miliardi spesi dagli italiani nel Paese, pari al 37,8%, restano all’interno di ciascuna regione, destinati a vacanze di breve durata e vacanza in case di proprietà. Per quanto riguarda il valore aggiunto, si è stimato che circa il 5,5% del valore aggiunto prodotto nel Paese dipende direttamente e indirettamente dai consumi turistici, percentuale che salirebbe all’8% se si tenesse conto anche dell’effetto moltiplicativo di tipo keynesiano (se si comprende anche il valore aggiunto che viene attivato dai consumi privati effettuati con i redditi che vengono via via distribuiti nel corso del processo produttivo attivato dalla spesa turistica). In tutte le regioni la quota di valore aggiunto dipendente dai consumi turistici effettuati nel Paese è elevata, soprattutto per quanto riguarda i settori degli alberghi e pubblici esercizi, il comparto agroalimentare, quello dei servizi ricreativi, dei prodotti energetici e della locazione fabbricati.
di Elisabetta Pintus
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