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I mercati e la finanza nell'economia preindustriale

Il sistema economico non era orientato al commercio e l'Europa era attraversata da tratte commerciali che erano però fragili.
Le linee commerciali vanno distinte tra traffici campagna-città e traffici su lunga distanza (ad es il commercio delle spezie), che erano però circuiti esclusivi non rappresentativi della realtà quotidiana del commercio, poiché richievano competenze imprenditoriali particolari e grandi investimenti; questo commercio su lunga distanza era, dal punto di vista dell'organizzazione, la punta di diamante del commercio 4-5centesco e sul quale si è basata la fortuna delle grandi città commerciali. Le spezie andavano via mare dalla Cina all'India; dall'India al Mediterraneo i prodotti passavano nelle mani dei mercanti arabi che, sempre via mare, li facevano giungere al Mediterraneo orientale; oppure dalla Cina seguivano via terra la via della seta che portava fino al Mar Nero.
Una volta giunti sul Mar Nero e sul Mediterraneo i prodotti erano portati in Italia dai mercanti italiani. Dalla fine del '200 le navi genovesi cominciarono a raggiungere il Belgio navigando lungo costa. Da Venezia i prodotti potevano risalire l'Adige sino a Trento-Bolzano. Questi circuiti avevano creato delle aree sviluppate che erano i punti cardine del commercio europeo: Genova e Venezia, Milano, alcune città della Germania meridionale e le città delle Fiandre. La forza di queste zone è andata configurandosi a partire dall'anno 1000, con il lento aumento della produttività dell'agricoltura europea e l'aumento della popolazione urbana, grazie alla possibilità di alcune persone di vivere con il surplus prodotto dall'agricoltura: queste città sono i comuni italiani, che di fatto scardinano i sistemi politici precedenti affermando la propria indipendenza dai signori feudali e si aprono all'esterno con i traffici commerciali.


La finanza nell'economia preindustriale


Molte persone erano largamente tagliate fuori da un' economia monetaria (essenzialmente coloro che vivevano essenzialmente di autoconsumo); con la rinascita delle città e dei commerci, rinasce pure l'esigenza di sistemi monetari.
La massa monetaria europea, lo stock monetario, era composto da monete pregiate del valore intrinseco, cioè monete d'argento e, a partire dal 1200, d'oro, che erano utilizzate da pochi e servivano per grandi pagamenti, e da monete coniate con leghe meno pregiate, come il rame, che servivano a effettuare le piccole transazioni quotidiane.

Più le transazioni aumentavano, più aumentava la domanda di moneta e quindi la domanda dei metalli necessari per coniarle: alcuni metalli erano largamente presenti in Europa (rame, e in misura minore argento), mentre l'oro proveniva dall'Africa (golfo di Nigeria, Africa sub-sahariana), acquistato dai mercanti arabi in cambio di manufatti. Lo stock monetario europeo viene comunque costantemente intaccato dai commerci con l'Asia: la bilancia commerciale dell'Europa era infatti in passivo nei suoi confronti. Una bilancia commerciale passiva si traduceva in una fuoriuscita di moneta dall'area passiva, e ciò  rendeva costantemente rilevante il bisogno dell'Europa di avere a disposizione metalli preziosi.

Gli stati coniavano le monete e l'istituzione che garantiva le quantità di metalli preziosi nella lega delle monete erano le Zecche. Chi possedeva metalli preziosi (oro e argento) li portava alla Zecca e in cambio riceveva una certa quantità di moneta proporzionale alla quantità di metalli portati.
Le monete potevano però essere falsificate dai privati, coniando monete false con una lega meno pregiata di quella “ufficiale” o limando le monete, oppure dagli stessi Stati che, per essere in grado di emettere più moneta per finanziare la spesa pubblica, riducevano segretamente la percentuale di metallo prezioso presente nella loro lega. Sul piano economico ciò comportò che:
a causa della relazione che sussiste tra massa monetaria e prezzi, i prezzi aumentarono in quanto la creazione di moneta crea sua volta inflazione (quanto più aumenta la massa monetaria, tanto più aumenta il livello dei prezzi [ P = (m*v)/q →  regola di Fischer; m = massa monetaria, v = offerta di beni sul mercato, q = volume degli scambi].
diminuisce il potere d'acquisto della moneta.
I processi inflazionistici erano comunque molto più contenuti di quelli odierni, poiché la moneta metallica imponeva comunque dei limiti oggettivamente insuperabili all'espansione monetaria.

Lo Stato, per fare fronte alla spesa pubblica, può adottare diversi sistemi:
- indebitarsi
- emettere più moneta riscuotere imposte

Se l'obiettivo è invece quello di ridurre l'inflazione, lo stato può:
- accantonare moneta
- non emettere più nuova moneta
- rallentare la circolazione della moneta (ad es con un aumento dei tassi d'interesse)
- tenere sotto controllo la spesa pubblica
[una politica anti-crisi (aumento della G) non può essere altro che inflazionistica e viceversa]


Il credito nell'economia preindustriale


In questo periodo la maggior parte degli individui non aveva un rapporto con il mercato e con la moneta, ma già allora esistevano operatori economici che abbisognavano di capitale altrui per gli investimenti, per far fronti a ingenti costi iniziali come ad esempio quelli che doveva sostenere un mercante italiano per fare fronte ai costi dell'armamento della nave, ai costi del viaggio di andata, al costo delle merci e al costo del viaggio di ritorno.
In quei secoli la figura dell'impresa bancaria era diversa da quella di oggi:
- all'inizio erano gli stessi grandi mercanti che prestavano denaro facendosi firmare cambiali dalla controparte;
- esistevano poi gli usurai, la cui definizione non può essere che approssimativa, in quanto la dottrina della Chiesa condannava il prestito di denaro con interessi e l'attività del credito era sempre vista con sospetto e spesso veniva camuffata (un escamotage era quello di specificare nelle cambiali di restituire la somma in un altro luogo e con un altra moneta, giocando sui tassi di cambio); spesso l'attività dell'usura era svolta dagli ebrei, che avevano limitazioni nelle attività economiche (ad esempio non potevano possedere la terra) e che la loro religione non impediva l'esercizio del credito.
Nonostante i divieti religiosi il credito era però necessario, e perciò fu necessario rivedere le leggi e l'interpretazione delle scritture: cominciò quindi a farsi largo il “giusto interesse” (si possono pagare gli interessi in quanto il prestito comporta l'immobilizzazione di un capitale che non può essere investito altrimenti e quindi priva il prestatore di un possibile guadagno) e la progressiva accettazione, da parte della società, dell' istituto del credito.
di Silvio Traverso
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