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Il processo di inculturazione


L’insieme dei processi attraverso i quali si apprende la cultura è definita in antropologia con il termine di INCULTURAZIONE. Il passaggio di cultura da una generazione all’altra si attiva attraverso l’elaborazione personale di esperienze formali ed informali siano esse dirette (esperite direttamente dalla persona) sia indirette (mediate dalla comunicazione). Per tanto è anche attraverso la comunicazione che apprendiamo la cultura e quindi entriamo a tutti gli effetti nel nostro gruppo di riferimento potendo così esprimerla attraverso i due canali principali:

1. verbale: diversa da paese a paese (la lingua varia tantissimo ,anche in paesi che parlano, per esempio, l’inglese le sfumature sono ampissime)
2. non verbale: varia molto da paese a paese, ma rispetto a quella verbale, è possibile individuare gesti comprensibili anche in nazioni differenti. L’applauso per esempio o il sorriso: tali gesti però vanno sempre ricondotti al contesto in cui sono inseriti; anche se il gesto rimane invariato in sé non significa sempre la stessa cosa! Il linguaggio non verbale infatti serve a qualificare quello verbale cioè a rafforzare quello che stiamo dicendo oppure a contraddirlo. Se ad esempio verbalmente ci stiamo congratulando con qualcuno a livello non verbale questo messaggio dovrebbe essere seguito da una postura inclinata in avanti, da uno sguardo attento e vivace e un tono di voce squillante mentre uno sguardo distaccato, un tono di voce basso una stretta di mano poco decisa saranno indici che quella persona verbalmente afferma una cosa e con suoi gesti ne sta affermando un'altra. Ad ogni modo per decifrare questi codici non verbali si deve sempre far riferimento al contesto storico-culturale, alla situazione in cui si è immersi. In una situazione in un dato paese il sorriso può esprimere gioia o simpatia, e nello stesso paese ma in un contesto diverso può indicare imbarazzo. A sua volta l’imbarazzo viene espresso tramite il sorriso in paesi molto lontani dalla situazione iniziale. In definitiva dunque si può dedurre che il linguaggio analogico appena descritto pur derivando da caratteristiche innate comuni a tutti gli esseri umani è anche il risultato dell’apprendimento, un prodotto culturale che proprio per questo per essere compreso fino in fondo necessita di essere considerato nel contesto spazio-temporale in cui si realizza. Verbale e non verbale sono due facce della stessa medaglia entrambi canali fondamentali ai fini della comunicazione: esistono separatamente ma solo congiuntamente ci danno il senso pieno del messaggio. All’interno del canale di comunicazione non verbale possiamo distinguere:
- ASPETTI PARAVERBALI: attengono alla dinamica vocale quali tono, timbro, intensità, pause-silenzi.
- ASPETTI PROSSEMICI:  tutto ciò che riguarda il comportamento spaziale da intendersi come il livello di vicinanza o distanza che in quel contesto, in quella epoca, in quella cultura è considerato adeguato, inadeguato, formale, informale, amichevole etc.
- ASPETTI CINESICI: movimenti corporei quali espressioni facciali, postura etc. Come è orientato il corpo verso l’altra persona? la testa è rivolta verso di noi oppure all’indietro? come è seduto, muove nervosamente le mani, le tiene nascoste nelle tasche oppure sono visibili? sono tutti gesti che ci indicano lo stato emotivo della persona. Gli aspetti cinesici quindi riguardano le espressioni e i movimenti del volto, la posizione del capo, del tronco, degli arti e la postura, nonché il comportamento visivo.
- ESTETICA E ASPETTO ESTERIORE:  conformazione fisica, stato della pelle, abbigliamento e ornamento etc. la persona che abbiamo di fronte è vestita in modo adeguata, al contesto, al ruolo, alla situazione? Fa riferimento allo status sociale e riguarda l’immagine che si vuole comunicare di sé.
Tratto da ANTROPOLOGIA CULTURALE E DELL'EDUCAZIONE di Barbara Reanda
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