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Il pensiero pedagogico di Giovanni Gentile

La filosofia elaborata da Giovanni Gentile prende il nome di attualismo, e muove fichtianamente dall'atto di pensiero, considerato principio unico e fondante di tutta la realtà. Per Gentile la pedagogi si fa veramente scienza solo se diventa filosofia, poiché il processo di svolgimento della vita spirituale, che è l'oggetto specifico dell'educazione, è definibile e comprensibile solo fuori da ogni dualismo e da ogni meccanismo, propri delle filosofie dell'educazione che si ispirano a Herbart e al Positivismo, insufficienti e fuorvianti.
La vera pedagogia è quella che pensa l'educazione, e l'uomo, in termini di spirito, di sviluppo dialettico e di unità, attraverso il principio della sintesi a priori.
L'attualismo pedagogico di Gentile, legato ad una visione spiritualistica e filosofica dell'educazione, intende opporsi radicalmente a tutte le concezioni pedagogiche a base naturalistica, che non riconoscono adeguatamente la natura spirituale propria dell'uomo e introducono opposizioni e dualismi all'interno del suo processo formativo.
Di conseguenza tali pedagogie separano la teorica e la pratica, il conoscere e il fare, provocando una serie di inutili complicazioni e di contrasti irrisolvibili all'interno del processo educativo, oltre che una sostanziale degradazione della pedagogia da scienza ad arte, in quanto la tecnica risulta essere essenzialmente uno strumento operativo e non una vera conoscenza teoretica.
Queste pedagogie, sostiene Gentile, hanno creato un modello di bambino mitico che però non è precisamente nessun bambino vivo, ma una sorta di bambino di infanzia obbligata.
Gentile avvia un confronto serrato con le precedenti teorie pedagogiche, delineando al tempo stesso una precisa concezione della vita della scuola, vista come il luogo specifico dove si compiono i processi di formazione spirituale, e una altrettanto precisa concezione della didattica, totalmente alternativa.
L'obiettivo principale dell'opera di Gentile è di rimuovere tutte le opposizioni che hanno caratterizzato fino ad allora il pensiero pedagogico e che hanno reso irrisolvibili i suoi problemi:  quella tra educazione negativa ed educazione positiva; quella tra educazione morale e formale (organizzati nell'educazione attuale); quella tra istruzione ed educazione (riunite nella morale); quella tra educazione religiosa e scientifica (unificate nella filosofia).
Per quanto riguarda la vita della scuola, Gentile la riduce al rapporto tra maestro e scolaro, con l'obiettivo di ridurre ogni dualismo e di affermare l'unità della vita spirituale in svolgimento che si compie all'interno di ogni vero atto educativo. Maestro e scolaro si unificano nella concreta vita dello spirito che si realizza nello spirito formativo della lezione. A ben guardare, però, questa unità si compie attraverso l'affermazione dell'insegnante, la cui presunta autorità filosofica e morale schiaccia praticamente il fanciullo. Il modello gentiliano è un modello totalmente anti puerocentrico.
Gentile venne poi elaborando anche una concezione particolare dell'infanzia distinguendo tre tipi di fanciulli: quello eterno, quello fantoccio e quello reale.
La teoria gentiliana dell'educazione scolastica oscilla tra spontaneismo e disciplina ma propone in sostanza un recupero della scuola tradizionale, legata alla centralità del maestro. Ebbe inolte un concetto positivo di laicità, affermando che ogni vera educazione esige un orientamento ideale, una concezione del mondo e una rosa definitiva di valori; poiché il fanciullo non può elevarsi alla concezione filosofica del mondo, va iniziato ad una concezione religiosa di essa. La religione dunque si fa principio ideale della scuola e Gentile chiuse con forza rispetto a buona parte della cultura pedagogica italiana ed europea moderna, che aveva affermato il principio della laicità dell'educazione.
Il suo modello di insegnamento si basava sulla triade di arte, religione e filosofia, considerati i tre momenti fondamentali dell'apprendimento. L'arte è il momento della pura soggettività; la religione quello dell'oggettività; la filosofia quello della sintesi.

di Gherardo Fabretti

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