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Effettuato il censimento degli ebrei residenti in Italia

22 agosto 1938

Viene effettuata un'accurata rilevazione degli ebrei italiani e stranieri residenti nel regno d'Italia. Il censimento precede di alcuni giorni l'emanazione delle prime leggi antiebraiche ed il suo fine principale è di individuare la base materiale, la parte cioè della popolazione italiana, che dovrà essere assoggettata alla normativa persecutoria. Esso viene disposto dalla Direzione generale per la demografia e la razza del Ministero dell'interno (nota come Demorazza); ad essa i singoli comuni, tramite le rispettive prefetture, mandano i fogli di censimento, in numero di uno per famiglia, e ad essa l'Istituto centrale di statistica del regno d'Italia (ISTAT), terminato il lavoro di spoglio, di tabulazione e di schedatura, restituirà tutto il materiale. Il censimento, condotto sulla base di criteri razzistici anziché religiosi, fornisce una cifra di 47.252 ebrei italiani, cui vanno aggiunti 10.173 ebrei stranieri, in gran parte residenti in Italia da molti anni e perfettamente integrati nel nostro Paese. Il Lazio, con 12.943 ebrei, è la regione più "presente" (nella sola Roma sono 12.799). Le circa 4.000 abiure, solo in parte ritrattate alla fine della guerra, l'emigrazione di quasi due terzi degli ebrei di origine straniera e di circa 6.000 ebrei italiani, e poi l'eliminazione fisica di altre 8.000 persone nei campi di sterminio, modificheranno di molto il numero complessivo degli ebrei presenti in Italia, che alla fine della seconda guerra mondiale ammonterà a meno di 30.000, con una riduzione cioè di oltre il 38 per cento in soli sette anni.

Tra parentesi è indicato il numero di tesi correlate



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