La tesi del giorno
Libia: una guerra giusta?
Guerra. Comunque la si voglia chiamare, lo scenario internazionale è di nuovo lacerato da un altro, preoccupante, conflitto armato. È stata definita una risoluzione storica la numero 1973, quella che gli Stati Uniti sono riusciti a strappare al Consiglio di sicurezza dell'Onu contro la Libia.
Con una maggioranza di 10 voti e l'astensione di cinque Paesi, tra cui Cina e Russia, le Nazioni Unite hanno autorizzato l'uso di tutte le misure necessarie per proteggere da subito la popolazione civile libica. Imposta la no fly zone, cioè il divieto di sorvolo su tutto il territorio esteso anche agli aerei umanitari, la protezione dei civili, il rafforzamento dell'embargo di armi e il cessate il fuoco. Esclusa invece esplicitamente una «forza occupante». La decisione, senza dubbio, premia la pazienza di Barack Obama, contrario ad avviare operazioni militari senza l'autorizzazione della comunità internazionale.
Si bombarda, si spera, si trema, si cerca una disperata normalità. E si muore. Granate, colpi di mortaio, artiglieria leggera, la residenza del rais a Tripoli sventrata, anche se il Pentagono fa sapere che il colonnello "non è nella lista degli obiettivi". L’Onu poteva fare altrimenti? Poteva chiudere un occhio di fronte a violazioni atroci dei più elementari diritti? Ci sono casi in cui la guerra è l’unica scelta possibile?
“Con la caduta del Muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda si diffuse, nel mondo occidentale e non solo, l’idea che una volta venuto meno il principale conflitto ideologico del XX secolo il mondo si potesse finalmente avviare verso un’era in cui i valori della libertà (e del libero mercato) e della democrazia potessero finalmente diffondersi in tutto il pianeta”, scrive Giovanni Pietro Oggiano nella sua tesi La Guerra Giusta: teoria e casi pratici.
C’erano grandi speranze, ma a partire dal 1991 il fenomeno “guerra” è tornato per ricordarci che è una realtà che si ripete. Purtroppo. Ci sono conflitti giusti e sbagliati? E se sì, come dobbiamo comportarci? “Per alcuni la guerra è un male assoluto che deve essere sempre evitato, ma non tutti la pensano così: c’è chi invece nel corso dei secoli passati si è preso la briga di elaborare teorie che consentissero di giustificare il ricorso alla guerra. Storicamente ciò è quindi avvenuto in diversi modi, a seconda che la guerra venisse considerata come un male minore, come un male necessario, come un bene, oppure come atto di giustizia o di punizione di un torto, come mezzo di restaurazione di un diritto violato”. Ma quello che resta, sempre e in ogni conflitto, è il dolore di un popolo che piange le sue vittime.
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