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La tesi del giorno

Crisi greca: esiste un rimedio?

Crisi greca: esiste un rimedio?La Grecia è ancora una volta messa alla prova dall’Europa. L’Unione Europea ha infatti deciso di posticipare il pagamento dell’ultima tranche degli aiuti previsti a luglio.
Se il Governo greco sopravviverà al voto di fiducia e appoggerà le misure di austerity previste dall’Unione potrà ricevere i 12 miliardi di euro necessari per arginare il pesante debito pubblico.
Il primo pacchetto di aiuti alla Grecia, approvato nel maggio 2010, ammontava ad un totale di 110 miliardi di euro, e consisteva in un prestito con un tasso d’interesse del 5% annuo per i Paesi europei e del 3% annuo per il FMI.
Ad un anno di distanza la crisi greca sembra non migliorare e la preoccupazione cresce. La crisi greca tocca da vicino molti paesi europei, soprattutto Francia e Germania, e minaccia la tenuta dell’Euro.
Come afferma il dott.Antonio Di Bartolomeo nella sua tesi La sostenibilità del debito pubblico: uno sguardo dopo la crisi dei titoli sovrani in Europa, la crisi dei titoli pubblici greci ha messo per la prima volta in forte difficoltà la tenuta della moneta unica europea.

Le difficoltà della Grecia sono certamente scaturite dalla crisi internazionale, ma hanno radici ben più profonde. [...] La politica fiscale greca è stata lungo tutto l'ultimo decennio decisamente troppo indisciplinata. Il tetto del 3% fissato dal Patto di stabilità e crescita è stato costantemente superato, di anno in anno.

La gestione troppo rilassata della spesa pubblica da parte del governo ha quindi fatto piombare la Grecia in una crisi senza precedenti, tanto che persino in anni di buona crescita è riuscita ad accumulare deficit costantemente superiori ai limiti del Patto di Stabilità.
Il Patto prevedeva infatti il limite del 3% di deficit annuo per ogni paese, limite ampiamente superato dalla Grecia.
Come precisa il dott. Di Bartolomeo, se il caso della Grecia ci insegna che è necessario gestire i conti pubblici con oculatezza, il caso dell’Irlanda ci impone di non sottovalutare il peso della finanza privata.

Una pur oculata gestione della finanza pubblica non è bastata a evitare una voragine nelle casse delle banche, che si è poi tramutata in deficit pubblici utilizzati per salvare quegli istituti di credito.
L'Italia, in questo quadro, come può agire? Con la recessione il debito pubblico è tornato ai livelli degli anni '90, ma è stata per ora evitata un'eccessiva pressione dei mercati finanziari sui nostri titoli, grazie alle politiche fiscali prudenti prima del compianto Tommaso Padoa Schioppa e poi del ministro Giulio Tremonti, il quale in un primo tempo veniva da più parti accusato di non fare abbastanza per combattere la crisi.
Con la crisi greca e irlandese, abbiamo capito che la miglior cosa per l'Italia era proprio non far nulla, dal punto di vista della politica fiscale, perlomeno. Le classiche manovre anticicliche ci avrebbero esposto a un deficit che avrebbe facilmente permesso agli investitori internazionali di speculare sui titoli italiani.
Per l'Italia sono comunque necessarie riforme di ampio respiro che annullino quel margine negativo che la crescita italiana sta scontando da un decennio a questa parte rispetto agli altri Stati della zona euro, che, peraltro, a sua volta soffre di una crescita inferiore non solo rispetto ai Paesi emergenti, ma anche nei confronti degli Stati Uniti.

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