Bergson e Lévinas: emozione creatrice ed alterità

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Davide Fugante Contatta »

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Questo scritto si propone essenzialmente di mettere a confronto il concetto di “emozione creatrice” formulato dal filosofo francese Henri Bergson, posto a fondamento ed origine della morale più autentica, e quello di alterità che è alla base dell’etica in Emmanuel Lévinas. Come è noto, l’autore di Le due fonti della morale e della religione fa nascere la morale dell’aspirazione, autentica e contrapposta a quella dell’obbligazione, da una particolare atmosfera emotiva, che poi si diffonde nel mondo. Come sappiamo, però, che questa emozione è un fondamento buono per la morale che ne trae l’origine? Cosa ci garantisce che saprà rispondere ad ogni uomo in modo singolare ed autentico? Possiamo sapere con certezza che i “fondatori di morale” di cui parla Bergson hanno intenzioni realmente positive nei confronti del genere umano? A mio avviso queste ed altre domande, legittime e anzi necessarie, non trovano all’interno della filosofia bergsoniana un’adeguata formulazione, né tanto meno una risposta. Tuttavia ne meritano una.
Mi è sembrato interessante, a questo proposito, il confronto con un altro filosofo francese del ventesimo secolo: Emmanuel Lévinas, la cui produzione filosofica è tutta incentrata sull’etica, della quale indaga soprattutto l’origine e il fondamento. Nel suo pensiero, a mio avviso, si trova la chiave per rispondere alle domande formulate sopra, la via d’uscita dalle aporie che presenta, in certi punti, il pensiero di Bergson sulla morale, irrisolvibili all’interno di una filosofia che ruota sostanzialmente intorno alla coscienza e che non tiene nella dovuta considerazione “l’assolutamente Altro”, cioè l’altra persona.
Lévinas pone l’alterità come origine e garanzia di una morale autentica e, a mio parere, è proprio il fatto che Bergson, in alcune formulazioni fondamentali della sua speculazione filosofica, come i concetti di emozione creatrice, durata e immagine, si trovi in una posizione così lontana dal concetto di alterità, che lo porta a tenere in poca considerazione la realtà inconoscibile dell’altro uomo e a non poter più, oltre un certo punto, garantire la bontà della sua filosofia morale, se non appellandosi ad un’entità dai contorni sfumati e dall’origine oscura come l’emozione creatrice.
È possibile, in definitiva, un comportamento morale che trovi nell’emozione creatrice la sua garanzia, senza salvaguardare l’esteriorità dell’Altro?
D’altro canto, però, ci si può chiedere anche se sia attuabile una morale che ruoti attorno all’incontro con Altri senza il supporto di un’emozione che spinga, davanti alla chiamata dell’Altro, ad essere concretamente etici nei suoi confronti, a rispondergli e a mettersi in gioco, fatto che, secondo gli insegnamenti di Bergson, non può trovare le sue cause semplicemente nella consapevolezza di cosa è giusto, nel rendersi conto di quale sia l’etica autentica e di quali siano i miei obblighi morali.
È opportuno rilevare che entrambi i filosofi hanno sviluppato una concezione della morale asistematica, più vicina ad un approccio fenomenologico che non ad una articolata speculazione teorica. Proprio per questo motivo il tema dell’immediatezza, che, come si vedrà, ha molto a che vedere con l’etica, è fondamentale in entrambi i pensatori nonché fonte di profonde differenze. Sia Bergson che Lévinas pongono infatti l’origine della morale autentica in un evento ben preciso e immediato: il primo nell’attrazione esercitata da un’emozione creatrice e il secondo nell’incontro con un Volto. Ambedue questi “eventi” sono primi, all’origine della morale e non se ne può indagare ulteriormente il perché. Ho ritenuto proficuo un confronto fra questi due pensatori, entrambi ebrei francesi, che hanno formulato concezioni così originali, così radicalmente diverse, eppure per certi versi “complementari” di ciò che sta alla base dell’etica e, di conseguenza, della sua struttura. Questo lavoro non si propone tanto l’obiettivo di sviscerare ed analizzare il pensiero di due grandi filosofi del ventesimo secolo, operazione che, come sosteneva lo stesso Bergson, non potrebbe restituirci l’essenza dell’oggetto analizzato. Si propone piuttosto l’obiettivo di mettere a confronto due visioni profondamente diverse del reale, che, tuttavia, non possono fare a meno di occuparsi, seguendo strade diverse e originali, dell’etica, della giustizia e dei rapporti umani. Questo confronto non può che delinearsi lungo i temi fondamentali dell’emozione, che in Bergson è l’unica entità così intensa e prorompente da spingerci a capire ed agire in modo etico, e del Volto dell’altra persona, che, in Lévinas, è la fonte dell’etica e della struttura stessa del reale.

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5 Introduzione Questo scritto si propone essenzialmente di mettere a confronto il concetto di “emozione creatrice” formulato dal filosofo francese Henri Bergson, posto a fondamento ed origine della morale più autentica, e quello di alterità che è alla base dell’etica in Emmanuel Lévinas. Come è noto, l’autore di Le due fonti della morale e della religione fa nascere la morale dell’aspirazione, autentica e contrapposta a quella dell’obbligazione, da una particolare atmosfera emotiva, che poi si diffonde nel mondo. Come sappiamo, però, che questa emozione è un fondamento buono per la morale che ne trae l’origine? Cosa ci garantisce che saprà rispondere ad ogni uomo in modo singolare ed autentico? Possiamo sapere con certezza che i “fondatori di morale” di cui parla Bergson hanno intenzioni realmente positive nei confronti del genere umano? A mio avviso queste ed altre domande, legittime e anzi necessarie, non trovano all’interno della filosofia bergsoniana un’adeguata formulazione, né tanto meno una risposta. Tuttavia ne meritano una. Mi è sembrato interessante, a questo proposito, il confronto con un altro filosofo francese del ventesimo secolo: Emmanuel Lévinas, la cui produzione filosofica è tutta incentrata sull’etica, della quale indaga soprattutto l’origine e il fondamento. Nel suo pensiero, a mio avviso, si trova la chiave per rispondere alle domande formulate sopra, la via d’uscita dalle aporie che presenta, in certi punti, il pensiero di Bergson sulla morale, irrisolvibili all’interno di una filosofia che ruota sostanzialmente intorno alla coscienza e che non tiene nella dovuta considerazione “l’assolutamente Altro”, cioè l’altra persona. Lévinas pone l’alterità come origine e garanzia di una morale autentica e, a mio parere, è proprio il fatto che Bergson, in alcune formulazioni fondamentali della sua speculazione filosofica, come i concetti di emozione creatrice, durata e immagine, si trovi in una posizione così lontana dal concetto di alterità, che lo porta a tenere in poca considerazione la realtà inconoscibile dell’altro uomo e a non poter più, oltre un certo punto, garantire la bontà della sua filosofia morale, se non appellandosi ad un’entità dai contorni sfumati e dall’origine oscura come l’emozione creatrice. È possibile, in definitiva, un comportamento morale che trovi nell’emozione creatrice la sua garanzia, senza salvaguardare l’esteriorità dell’Altro?