A partire da Marcel Mauss: il paradosso del dono fra reciprocità e dispendio.

Tesi di Laurea

Facoltà: Filosofia

Autore: Cristina Tagliabò Contatta »

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"In tutte le società che ci hanno immediatamente preceduto e che ancora ci circondano, ed anche in numerose usanze connesse con la nostra morale popolare, non esiste via di mezzo: fidarsi interamente o diffidare interamente; deporre le armi e rinunciare alla magia, o dare tutto: dalla ospitalità fugace alle figlie e ai beni. E' in uno stato del genere che l'uomo ha rinunciato a restare sulle sue e si è impegnato a dare e a ricambiare" (M. Mauss, Saggio sul dono).

"Nelle società occidentali si porrà, ogni giorno con maggiore acutezza, la questione di sapere se è possibile fare appello allo spirito del dono per uscire dai vicoli ciechi che esse hanno imboccato e che, anche a causa della crisi economica e politica, si rivelano sempre più carichi di minacce...Non è dunque un Dio che solo potrebbe salvarci. E' lo sviluppo di una logica terza, in parte fondata sul dono, il volontariato e l'impegno gratuito, sull'investimento libero e volontario in compiti d'interesse comune" (A. Caillé, Il terzo paradigma).

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4 INTRODUZIONE Il Saggio sul dono di Marcel Mauss è concordemente considerato una pietra miliare dell’antropologia: lo studioso francese, infatti, non solo è stato fra i primi ad avviare delle ricerche sull’economia primitiva, ma ha soprattutto avuto il grande merito di “rompere definitivamente con l’evoluzionismo del XIX secolo, che, da Comte a Durkheim, da Spencer a Morgan, da Frezer a Tylor dominava incontrastato le discipline etnologiche e sociologiche” 1 . Questa sorta di “decentramento culturale” ha permesso a Mauss di accedere alla complessità e ricchezza della vita sociale arcaica, “non esitando a contestare quelle anime belle che vedevano nell’homo oeconomicus o nell’homo faber il tipo più compiuto di umanità” 2 . Il contributo essenziale che Mauss ha offerto all’antropologia consiste nell’aver dimostrato che, presso la maggior parte delle società arcaiche, gli scambi si effettuano sotto forma di doni e controdoni e che, dunque, la dimensione in essi preponderante non è quella economica, ma quella sociale: il dono, come lo definisce Mauss, è, infatti, un “fatto sociale totale” ed è proprio in questa definizione che, secondo Claude Lévi- Strauss, è contenuto il carattere rivoluzionario del Saggio sul dono. Pur basandosi, in particolar modo, sulle precedenti ricerche di Boas e di Malinowski, Mauss le interpretò in modo originale, partendo da un punto di vista che con un solo sguardo, quello del dono, gli permettesse di abbracciare agevolmente il “tutto”. Le parole con cui Lévi-Strauss ha introdotto questo mirabile saggio sono forse quelle che meglio ne colgono il carattere eccezionale, che si cela al di sotto di una erudizione non comune e di una apparente semplicità: “da dove proviene, dunque, la forza straordinaria di queste pagine disordinate, che conservano ancora qualcosa della minuta, in cui si giustappongono in modo così bizzarro le notazioni impressionistiche e, compressa il più delle volte in un apparato critico che schiaccia il testo, una erudizione ispirata, che sembra spigolare a caso testimonianze americane, indiane, celtiche, greche, o oceaniche, ma sempre ugualmente probanti? Poche persone hanno potuto leggere l’Essai sur le don senza provare tutta la gamma delle emozioni così ben descritte da Malebranche evocando la sua prima lettura di Descartes: il cuore in tumulto, la testa in ebollizione, e lo spirito invaso da una certezza ancora indefinibile, ma imperiosa, di 1 C.CHAMPETIER, Homo consumans. Morte e rinascita del dono, tr.it. di P.Montanari, Casalecchio (BO) 1999, p. 17. 2 Ivi, p. 18.