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Tesi di Laurea
Le leggi razziali nell'Italia fascista
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Tesi di Luca Siciliano
La tesi si compone di 217 pagine
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Anno: Università: Relatore:
1998-99 Università degli Studi di Napoli Armando De Martino
Area: Facoltà: Corso:
Giurisprudenza Giurisprudenza
Abstract:
''Nè ferro nè piombo nè fuoco
possono salvare
la libertà, ma la parola soltanto.
Questa il tiranno spegne per prima.
Ma il silenzio dei morti
rimbomba nel cuore dei vivi''.
(Angelo Fortunato Formiggini)


Sicuramente una delle pagine più tristi ed infamanti della storia del diritto italiano contemporaneo è rappresentata dalla legislazione antisemita del periodo fascista. La mia tesi si propone di analizzare in modo assolutamente organico ed analitico la base materiale dell’antisemitismo italiano, attraverso i provvedimenti legislativi (leggi, regi decreti, regi decreti-legge, decreti ministeriali, decreti legislativi del Duce) ed amministrativi (circolari e ordini di polizia) emanati tra il 1938 ed il 1945 dal regime fascista di Mussolini. Il progressivo affermarsi del nazismo in Germania, la campagna di stampa antisemita, le “tristemente” note leggi di Norimberga, le contrastanti prese di posizione del Duce, lo “sconcio” Manifesto degli scienziati razzisti e le prime deportazioni di ebrei italiani (in 5.916 persero la vita nei campi di concentramento!), si succedono ed accompagnano l’analisi più prettamente “tecnica” delle disposizioni razziali italiane. A distanza di oltre sessant’anni non possiamo e non dobbiamo dimenticare chi ha patito l’oltraggio e la vergogna di una disposizione assurda e vergognosa: «Questa – ha amaramente scritto Calamandrei – è stata la pena più torturante: pensare che le nazioni civili di tutto il mondo, tra le quali la nazione italiana sa di avere il suo posto, abbiano potuto credere davvero che l’Italia, l’Italia del diritto romano e dei glossatori, l’Italia di San Francesco e di Dante, l’Italia del Rinascimento, l’Italia del Vico, dell’Alfieri, del Foscolo e del Carducci avesse potuto rinnegare all’improvviso, per decreto di un dittatore, queste grandi idee di giustizia e di libertà civile, questa tradizione di umanità e di pietà che è la nota più costante e più profonda del nostro carattere; che l’Italia del Beccaria fosse potuta diventare un paese di carnefici e di torturatori, l’Italia del Mazzini un paese di nazionalisti oppressori dell’altrui libertà, l’Italia del Manzoni un paese di sconci razzisti».
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