Società sorvegliata: i nuovi media, privacy e videosorveglianza come strumenti del controllo sociale

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesco Farinelli Contatta »

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Il lavoro comprende una buona indagine teorica sugli autori che in sociologia, e nelle scienze sociali hanno più influenzato il pensiero e la riflessione in materia di sorveglianza e società sorvegliata, fra cui Michel Foucault e la sua celebre analisi del Panopticon. Si insiste poi sull'analisi degli effetti che si stanno verificando nella nostra società contemporanea dei mezzi di comunicazioni di massa, e delle mutate relazioni spazio temporali, per poi approdare ad un confronto aperto con le vecchie e le nuove forme della sorveglianza.
particolare attenzione viene poi dedicata al tema della privacy ed alle sue molteplici relazioni con Internet e con gli strumenti di democrazia, ponendo a riferimento l'opera di Stefano Rodotà e del Garante per la tutela dei dati personali. E inoltre ricompresa un'analisi e discussione sul fenomeno di Echelon.
infine si indaga, attraverso una ricerca empirica compiuta con l'ausilio di significative interviste ad esperti del settore, sul fenomeno della videosorveglianza. Come funziona, come si è affermata, quali sono le realtà che affrontiamo e quali i possibili sviluppi futuri, individuando in essa il paradigma, oltre che strumento storico, di sorveglianza.

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Società sorvegliata: i nuovi media, privacy e videosorveglianza come strumenti del controllo sociale Introduzione: “Le società che per le loro procedure amministrative e di controllo dipendono dalle tecnologie della comunicazione e dell’informazione sono società sorvegliate” 1 scrive David Lyon, e, innegabilmente, la nostra società appartiene a questa descrizione. Le tecnologie e i processi di sorveglianza sono un fatto. Si può credere che essi siano dediti a proteggere la nostra incolumità e a garantire i nostri diritti piuttosto che a spiarci e ad invadere, piegati ai fini dell’economia capitalista, la nostra sfera privata, ma questo non cambia il fatto in sé; e cioè che le nostre società sono società sorvegliate. Le miriadi di azioni che ognuno di noi compie quotidianamente e che ci rapportano con il mondo, come pagare con una carta di credito, transitare ad un casello autostradale, aprire un conto in banca, parlare al telefonino, navigare in rete, e molte altre, sono azioni potenzialmente sotto controllo. Non è detto che ci sia, ma ci può essere, qualcuno o qualcosa che ascolta, che trascrive, che prende e raccoglie informazioni su di noi, magari anche per scopi totalmente inaspettati, o non sempre comunque a fini amorali. Gli scopi che soggiacciono dietro alla raccolta delle informazioni personali, incrementatasi e veicolata dall’avvento dell’era digitale, possono davvero essere i più disparati, e spesso convivono fianco a fianco di esigenze votate al miglioramento di un servizio e di esigenze, invece, che seguono logiche di potere politico e finanziario. Anche questo è, oramai, un fatto. Se c’è un carattere distintivo che dobbiamo riconoscere alle odierne tecniche di sorveglianza è il constatare come esse siano ambivalenti, come presentino punti positivi e negativi, o, per dirla con Lyon, riconoscere come “la sorveglianza abbia due facce”. È importantissimo riconoscere quella che è divenuta dunque una differenza storica, soprattutto in raffronto alle distopie passate sulle società sorvegliate. Modelli come il panottico il “Grande Fratello” sono stati di certo validi strumenti di critica e di confronto, 1 Cfr, D.Lyon, “La società sorvegliata. Tecnologie di controllo della vita quotidiana”, Milano, Feltrinelli, 2003