| Abstract: |
 |
 |
| A volte l’evoluzione dei movimenti artistici d’avanguardia e le istanze sociologiche che emergono dalla società di massa si legano in maniera unica ed indissolubile nel formare la visione del cinema e dell’opera di un regista.
A volte l’analisi di questo sottotesto soggiacente e trascurato può aprirci una nuova prospettiva alla luce della quale rileggere il contributo estetico di un esponente che troppo stesso è rimasto imprigionato in sistemi di valutazione critica troppo angusti o sbrigativi.
Seguendo questi parametri di riferimento, la mia tesi si propone principalmente un obiettivo: lo studio critico delle intuizioni più innovative e delle potenzialità latenti racchiuse nell’insieme dell’opera di un regista come Mario Bava.
Mario Bava non è stato soltanto un fulgido esponente (un maestro secondo taluni) di un cinema di genere autoctono e al tempo stesso dotato di un respiro internazionale, quanto,per usare una definizione di Jean-Luc Godard, “un cineasta dell’apres,del dopo,consapevole dell’esistenza di una storia del cinema” e consapevole,aggiungo io, dell’impossibilità di fare un cinema che non sia in continuo e straniante confronto con il patrimonio di luoghi e di funzioni riconoscibili esibito da questa “classicità”.
Se, infatti, da un lato, i film del regista italiano sono il prodotto diretto dell’Italia del boom economico,dell’esplosione dei consumi e della singolare fortuna che il cinema ebbe fra di essi,della nascita di un nuovo genere di intrattenimento cinematografico basato sull’importazione e la rielaborazione dei generi “classici” (horror,film mitologico,peplum,western,fantascienza),è altrettanto vera e dimostrabile la straordinaria manipolazione a cui Bava ha sottoposto questi elementi,eleggendoli a prototipi di una sorta di mitologia (in senso Barthesiano) e risultando,attraverso una operazione estetica sottile e talvolta quasi invisibile,autore dell’unico esempio coerente e consapevole di cinema Pop in Italia,un cinema che per altro non rinuncia mai del tutto al filtro del linguaggio cinematografico tradizionale:la struttura narrativa basata sulla linearità del conflitto drammatico.
|
|