La nascita di un figlio disabile

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Luca Romano Contatta »

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L’integrazione scolastica deve avere come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona in situazione di handicap a trecentosessanta gradi.
L’insegnante di sostegno è un insegnante specializzato assegnato, in piena contitolarità con gli altri docenti curriculari, all’intera classe. Il fine è l’integrazione, cioè la premessa necessaria ad un progetto di vita che permetta la piena realizzazione del potenziale esprimibile dalla persona.
Il docente di sostegno, avendo questa competenza non limitabile al rapporto esclusivo con l’allievo disabile, poiché è anello di congiunzione, si pone come risorsa mediatrice che in collaborazione con gli altri docenti pianifica le attività didattiche adattandole alle capacità e potenzialità del soggetto cui si rivolge, senza però alienarne la presenza rispetto al resto della classe. Ogni pianificazione di lavoro non va mantenuta isolata in se stessa, ma occorre che sia il prerequisito per un suo uso concreto anche in ambito relazionale ed extrascolastico.
Il nodo fondamentale per la persona disabile è il riconoscimento della sua specifica identità.
La rete sociale si articola in diversi soggetti collegati tra loro attraverso un sistema di relazioni: famiglia scuola, servizi sociali, volontariato, associazioni, lavoro e media
Se si ha a cuore il benessere della persona disabile, se si ha la reale intenzione di incidere sulla sua vita attraverso un progetto di vita integrante che sia ritagliato sulle sue esigenze e capacità, ogni parte della rete sociale deve dare la sua parte: è indispensabile che tutti coloro che operano per il bene della persona disabile condividano gli stessi obiettivi.
Ogni persona ha proprie esigenze e bisogni particolari, aspettative che vanno prese in considerazione, così come il contesto in cui egli si trova a vivere le proprie esperienze. Per questo è necessario riuscire a determinare le caratteristiche degli attori sociali in gioco. L’ottica deve essere senz’altro quella della personalizzazione: va colto il “carattere di individualità per ogni piano educativo, cui concorrono tutti gli attori sociali” .
Entrando nel merito della questione, relativa alla rete sociale che si prende cura dei soggetti in situazione di handicap, la famiglia ne rappresenta un nodo essenziale e primario: “gli agenti sociali che più di altri rendono possibile il complesso processo dell’educazione sono i genitori. Occorre riconoscerne l’azione, valorizzarla, analizzare la specificità del contributo, conoscerne le caratteristiche migliori sulle quali poter far affidamento” . La famiglia è il contesto in cui i bisogni del bambino iniziano a trovare una risposta: “sia i bisogni primari di accudimento e di nutrizione, sia quelli […] superiori” , quali il bisogno di appartenenza, di stima e affetto.
Per un operatore scolastico, com’è il docente di sostegno, riuscire a comprendere le dinamiche relazionali che avvengono all’interno di una famiglia, in cui è presente un alunno disabile, risulta essere di estrema importanza, dato che la famiglia stessa ha un ruolo fondamentale sia a livello educativo diretto che a livello delle scelte che andranno ad incidere esplicitamente sulle attività didattiche a scuola.
In condizioni di handicap, i bisogni di un bambino non possono essere definiti diversi da quelli di tutti gli altri. Ciò che muta radicalmente è, nella buona parte delle circostanze, la capacità di risposta della famiglia.
Con il presente lavoro, si vuole porre l’attenzione su questi fattori di difficoltà e adattamento la cui conoscenza può rappresentare uno strumento fondamentale per entrare in contatto in maniera efficace con la famiglia dell’alunno. In questo modo, si possono comprendere determinate risposte e atteggiamenti e ottenere quelle forme di azione utili a meglio predisporre il rapporto scuola-famiglia. La cura di questo rapporto è di estrema importanza ed una sua funzionale operazione passa attraverso la comprensione di alcune possibili dinamiche che avvengono all’interno del nucleo familiare stesso: “è di basilare importanza ascoltare e accogliere il loro dolore che molto spesso è restato senza comprensione e condivisioni profonde nel loro ambiente, per le reciproche ritrosie e impacci” .
Prima, quindi, di procedere all’analisi dell’esperienza di tirocinio d’osservazione (con una precisa attenzione alla documentazione relativa all’alunna in questione, e con uno sguardo al POF della scuola ospitante) si inizierà una disamina teorica sul ciclo di vita di una famiglia con un figlio in situazione di handicap, con particolare attenzione alla fase iniziale e a quella che riguarda l’ingresso a scuola del bambino.

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  4 PREMESSA Il corso di specializzazione sul sostegno rappresenta per me una nuova tappa, che ha apportato alla mia professionalità una nuova visione. Mi sono avvicinato alla dimensione dell’insegnamento di sostegno avendo di mira principalmente un auspicabile vantaggio per l’ingresso a scuola e al mondo del lavoro in maniera continuativa. In questi mesi, però, ho maturato una particolare attenzione alla tematica della disabilità. Non che non desideri più insegnare nella classe di abilitazione da cui provengo (storia e filosofia) - la voglia è sempre alta e maggiore; ma la conoscenza dell’insegnamento specializzato è riuscita a coinvolgermi in maniera profonda, tanto che è difficile rinunciare a quelle relazioni e a quei sentimenti che sono riuscito a provare. Determinante in ciò è stato senz’altro il supporto dei supervisori del corso, che sono riusciti a trasmettere efficacemente il valore sociale del ruolo del docente specializzato ed una sincera passione verso questo tipo di insegnamento, e di alcune illuminate lezioni, soprattutto quelle riguardanti attività laboratoriali. Ma è durante il tirocinio diretto che in qualche modo ho