Pittura e fotografia strumenti della ritrattistica: l'opera di Tullio Pericoli, modello per una riflessione

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Daniele De Angelis Contatta »

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Due sono le anime presenti in questo lavoro, una legata alla fisiognomica nella storia dell’arte e un’altra alla storia della fotografia, alla portata rivoluzionaria di questo mezzo nella percezione dello spazio e del tempo. Entrambe, però, hanno trovato un punto di contatto e confronto proprio nella ritrattistica, poiché il loro approccio al viso e al corpo, pur apparendo immediatamente diverso e per molti aspetti contrastante, ha mostrato, contemporaneamente, reciproche influenze capaci di instaurare un dialogo costante e complesso.
La riflessione sulla ritrattistica di Tullio Pericoli sviluppata da questo studio, ha sicuramente il suo nucleo centrale nell’analisi del rapporto tra disegno e foto, ma tuttavia non poteva tacere riguardo agli inizi dell’artista come vignettista, satirico e, soprattutto, caricaturista. Si è cercato, infatti, di evidenziare come il ritratto caricato della sua produzione artistica matura, intrattenga vari elementi in comune con la caricatura e l’illustrazione

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3 Introduzione Spesso è un insieme di eventi, di casi, a spingerci in una determinata direzione, a farci intraprendere una strada che non avevamo preso in considerazione, che conoscevamo ma nella quale non riponevamo alcuna speranza e che, invece, in un attimo si rivela nella sua ineluttabile necessità. Così è nato anche questo studio, che prende in esame, nello specifico, l’opera ritrattistica di Tullio Pericoli. Debbo, infatti, il mio interessamento a questo artista ad un regalo inaspettato, ad un libro, “L’anima del volto”, scritto dallo stesso Pericoli e nel quale egli descrive il suo rapporto con il volto dell’altro, uomo comune o modello di un ritratto, spiegando il fascino e il mistero che questa parte del corpo suscita ogni volta in lui, descrivendo, in oltre, anche le proprie modalità di lavoro, la propria impostazione di un’opera. Da questo regalo è nata una prima scabra impostazione per uno studio che ha trovato la propria chiave di volta in un aspetto affrontato a più riprese da Pericoli, ossia il rapporto tra il suo lavoro e la fotografia, usata come spunto per molti ritratti e, di conseguenza, del rapporto che nasce tra il ritratto disegnato e quello fotografato. Sono così apparse ben nette due anime all’interno dello stesso lavoro, una legata alla fisiognomica nella storia dell’arte e un’altra alla storia della fotografia, alla portata rivoluzionaria di questo mezzo nella percezione dello spazio e del tempo. Entrambe, però, hanno trovato un punto di contatto e confronto proprio nella ritrattistica, poiché il loro approccio al viso e al corpo, pur apparendo